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Rebeldìa, nuovo bando Il sindaco: partecipate

Rebeldìa, nuovo bando Il sindaco: partecipate

Il Comune farà il nuovo bando sullo spazio di via Andrea Pisano e approverà la variante urbanistica necessaria a trasformare la ex palestra vicino al Palasport e l’area di sua pertinenza

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PISA. Il Comune farà il nuovo bando sullo spazio di via Andrea Pisano e approverà la variante urbanistica necessaria a trasformare la ex palestra vicino al Palasport e l’area di sua pertinenza in luoghi destinati all’aggregazione giovanile. Così, ieri mattina, il sindaco Marco Filippeschi ha risposto durante la discussione dell’argomento “Approfondimento delle ragioni che hanno determinato il diniego all’assegnazione degli spazi a Rebeldìa”.

L’idea di una possibile mediazione tra le due parti di cui si parlava nei giorni scorsi (una trattativa privata estesa a tutti gli interessati, dopo il primo bando andato deserto) non è stata accolta.

Il sindaco ha definito «attento, generoso e coerente» l’atteggiamento dell’amministrazione nei confronti del cartello che raggruppa oltre trenta sigle: si riferisce alla comprensione mostrata per le richieste di Rebeldìa, nonostante i precedenti di «occupazioni abusive»; e alla conferma di utilizzare via Pisano «per le esigenze giovanili».

Inoltre, Filippeschi ha chiesto ai ragazzi del “laboratorio delle disobbedienze” un segnale: «Riconoscete la dignità anche delle altre associazioni; è importante». Ciò perché Rebeldìa ha sempre sostenuto che la rilevanza del suo operato pacifista e culturale (in particolare sul tema dei migranti) giustificherebbe l’assegnazione diretta, in aggiunta a tutte le motivazioni legali che rendono possibile l’atto. Infine il sindaco si è tolto un sassolino dalle scarpe: «Il bando era la soluzione naturale. Noi diamo una risposta con la variante, non stiamo a baloccarci».

Come dire che se Rebeldìa avesse partecipato e vinto alla prima manifestazione di interesse pubblico (marzo 2011), oggi non ci sarebbe questo problema. Al termine della discussione sono stati proposti due ordini del giorno. Il primo è stato respinto, perché votato solo dai quattro consiglieri che lo avevano firmato: tutti quelli di Sel e di Rifondazione, più Stefano Landucci, autosospesosi dal Pd «in contrasto con le politiche legate ai beni comuni, l’acqua soprattutto»; il documento prevedeva un tavolo di approfondimento giuridico sulla vicenda. Invece, è passato quello della maggioranza, che impegna sindaco e giunta a procedere all’assegnazione «nell’ovvio rispetto degli opportuni criteri di legalità». Scatenando la reazione di Rebeldìa. Da un lato la frase è ritenuta a loro favore e compatibile con la possibilità (va detto: non l’obbligo) dell’assegnazione diretta, che è supportata da numerosi pareri legali presentati dalle associazioni nel tempo. D’altro canto Rebeldìa sostiene che «la legalità del Pd ha due pesi e due misure», perché in molti altri casi si è proceduto a trattativa privata.

Gianluca Campanella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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