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Pisa

Mattonaia ancora al palo manca l’ok della Curia

di Carlo Venturini
Mattonaia ancora al palo manca l’ok della Curia

L’Arcidiocesi chiede un accesso sul retro della chiesa di San Michele in Borgo Tecnici a confronto per trovare un accordo e poi pubblicare il bando di gara

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Slitta nuovamente a data da stabilirsi l'uscita del bando che doveva risolvere la ristrutturazione ed il completamento della ex Mattonaia, complesso immobiliare di 9 appartamenti ed una decina di fondi commerciali dietro Borgo Stretto. Questa volta il bastone tra le ruote della macchina comunale arriva da un confronto tecnico tra l’Arcidiocesi e lo stesso Comune. Il problema riguarderebbe un accesso alla parte posteriore della chiesa di San Michele in Borgo che dovrà essere garantito ai fedeli.

La permuta. La porzione più a ridosso della chiesa e che si affaccia sulla piazzetta interna della Mattonaia è di proprietà dell’Arcidiocesi: quindi dovranno essere recepite le osservazioni tecniche avanzate dalla curia. «I nostri tecnici e quelli dell'arcivescovo sono già al lavoro ed ormai si tratta di pazientare ancora un po’», dice l'assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli. Il 25 gennaio, la prima commissione comunale aveva in programma la discussione del pacchetto di lavori pubblici che doveva essere eseguito dalla ditta che si sarebbe aggiudicata l'acquisto della Mattonaia. Ma così non è andata. L'intera operazione sembra più facile a dirsi che a farsi, perché il bando che deve emanare il Comune non è solo per il rifacimento e l’acquisto dell’ex Mattonaia, bensì si tratta di una sorta di permuta tra il complesso immobiliare ed un nutrito pacchetto di lavori pubblici da addossare alla ditta che vorrà entrare nel pieno possesso del complesso. Fatto sta che già nel febbraio dell'anno scorso era pronta la lista degli interventi, con due imprenditori (uno pisano e l'altro non locale) pronti a presentarsi alla gara. I lavori richiesti al vincitore della gara comprendevano il completamento dello stesso complesso di San Michele in Borgo (circa 600mila euro), il rifacimento di via Pietrasantina (1 milione e 400mila euro) e la sistemazione dei lungarni a nord, cioè Pacinotti e Mediceo (1 milione e 314.900 euro), il tutto per 3 milioni e 314.900 euro.

Prima volta. Si arriva però al 9 gennaio di questo anno, quando Il Tirreno rivela che i lavori del lungarno Mediceo devono iniziare prima che venga sbrogliata la matassa dell'emanazione del bando e quindi l'allargamento del marciapiede, la pista ciclabile e la nuova asfaltatura del lungarno vengono stralciati dall'ammontare delle opere pubbliche a carico della ditta futura vincitrice del bando. La vicenda di questo bando è complessa per il semplice fatto che è la prima volta in Italia in cui un ente pubblico vende un proprio bene in cambio di opere pubbliche ed i cavilli giuridico-burocratici sono enormi. «Non possiamo permetterci di sbagliare - dice Serfogli - tutto deve essere ben ponderato e gli accorgimenti che stiamo prendendo vanno nella direzione di certezza, chiarezza e trasparenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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