Il Tirreno

Pisa

Riscuoteva la pensione della madre morta

Riscuoteva la pensione della madre morta

La madre era morta nel 2002, ma lui ha continuato fino ad oggi ad incassare regolarmente la pensione erogata dall’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica...

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. La madre era morta nel 2002, ma lui ha continuato fino ad oggi ad incassare regolarmente la pensione erogata dall’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (l’Inpdap che il governo Monti ha deciso di fondere con l’Inps).

È quanto accertato dalle Fiamme Gialle di Pisa nel quadro di una articolata indagine svolta a livello nazionale dal nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie di Roma, in stretta collaborazione con l’istituto di previdemza.

Gli accertamenti dei finanzieri della Compagnia di Pisa hanno permesso di appurare che un sessantenne, figlio di una pensionata deceduta, cointestatario del conto corrente, aveva continuato serenamente ad utilizzarlo, prelevando le somme della pensione direttamente allo sportello, che andavano ad integrare in modo sostanziale il suo reddito da pensionato.

La notizia è stata diffusa ieri dalla Guardia dio Finanza.

Secondo i calcoli, oltre 87.000 euro l’ammontare del vitalizio “post mortem” fraudolentemente percepito. L’uomo è stato, quindi, denunciato alla magistratura per il reato di truffa aggravata ai danni dell’istituto.

Le indagini sono ancora in corso e, a breve, saranno avviate, a cura dell’ente preposto, le procedure per il recupero delle somme illecitamente percepite.

Episodi del genere sono finiti sulle pagine di cronaca anche in tempi passati, più o meno recenti, e in varie parti d’Italia.

Il dubbio che rimane è sempre uno: perché un’amministrazione pubblica come un istituto di previdenza impiega così tanto tempo a verificare che un assistito è deceduto? Possibile che siano dovuti trascorrere nove anni prima che qualcuno si accorgesse che la signora titolare della pensione era morta?

Un semplice incrocio dei dati dell’anagrafe comunale con quelli dell’istituto di previdenza, forse, avrebbero smascherato subito la truffa, senza dover aspettare l’intervento delle Fiamme Gialle.

Lo Stato, molto probabilmente, recupererà il denaro finito nelle tasche del figlio del pensionato, ma la vicenda dimostra ancora una volta come le amministrazioni pubbliche, spesso, non dialoghino tra loro.

Eppure l’informatica serve anche e soprattutto a questo, ma sembra che lo Stato non lo sappia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa