Il Tirreno

Pisa

Il presidente Mugnai firma per se stesso notula di 60mila euro

di Gianluca Campanella
Il presidente Mugnai firma per se stesso notula di 60mila euro

Come avvocato di An difese sei iscritti vittime di attentati Ora ha approvato il pagamento. Legalmente tutto regolare

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PISA

Il senatore del Pdl Franco Mugnai, presidente della Fondazione dell’ex An, ha avallato la notula di 60mila euro quale compenso di se stesso quando, nel ruolo di avvocato, aveva assistito sei parti civili tra il 2005 e il 2010 nel cosiddetto “Processo alle Cor”, le Cellule di offensiva rivoluzionaria, il gruppo eversivo che ha rivendicato una ventina di minacce e attentati incendiari compiuti tra il giugno 2003 e il giugno 2004 a Pisa.

Va detto che al momento non c’è nulla di penalmente rilevante nella vicenda della parcella, anche se questa è stata citata dal professore Simone Manfredi e dall’avvocato Giuseppe Tepedino al “punto 11” (verbale CoGest del 31 maggio 2011) della relazione inviata al Tribunale di Roma: il palazzo di Giustizia capitolino, presieduto da Paolo De Fiore, sta cercando di fare chiarezza sulla presunta «differenza negativa» che emerge dal «mero confronto tra il patrimonio netto contabile» di Alleanza Nazionale alla data del suo scioglimento il 22 marzo 2009 con quello del 18 novembre 2011. Il presunto buco ammonterebbe a 26 milioni di euro. Ciò che tuttavia a Pisa ha suscitato “stupore” fra gli ex An confluiti nel Pdl è un doppio problema: che un legale vicino a un certo ambiente politico presenti il conto ai suoi (e a se stesso); e la cifra, che “stride” con i risultati processuali.

Alle sei parti civili, infatti, non è stato riconosciuto alcun diritto a un risarcimento per i mezzi di trasporto distrutti, i portoni di casa dati alle fiamme e altri danni anche esistenziali. Marco Meucci, Giovanna Fusco, Sem e Diego Petrucci, Gino Logli e Giacomo Mannocci erano tutti di An al tempo degli attentati: fu il partito a metterli in contatto con Mugnai, di Grosseto, e a promettere di farsi carico delle spese. Il Pdl non esisteva ancora e la Fondazione dell’ex An nemmeno. In appello cinque degli undici imputati del processo alle Cor sono stati assolti e gli altri sei sono stati condannati per il 270 bis (articolo del codice penale sull’associazione eversiva) con pene che variano da 3 a 6 anni. Interpellate alcune vittime degli attentati, queste preferiscono non rivangare una «storia dolorosa» e non parlare di quella che ora appare «una situazione brutta».

Ma tra i tanti ex “aennini” c’è qualcuno che accetta di commentare, in cambio dell’anonimato: «Mugnai fa anche il senatore. Non aveva bisogno di quei soldi proprio dal suo partito». Non la pensa così lo stesso Mugnai: «Mi duole parlare di un fatto personale, ma devo farlo per difendermi da accuse infamanti. Quella cifra è stato il mio compenso professionale in un processo per terrorismo, durante il quale mi hanno anche incendiato la macchina». Ci tiene a fare anche una dichiarazione sulle accuse di cattiva gestione del patrimonio del partito: «I 26 milioni non sono spariti; è tutto documentato. La nomina dei liquidatori da parte del Tribunale è solo un fatto tecnico. Essi troveranno tutto in regola. Tutto è avvenuto prima che io assumessi l'incarico in Fondazione, al posto del senatore Francesco Pontone».

Se si insiste sull’opportunità politica di firmare un pagamento a se stesso, Mugnai respinge l’argomento. Il compenso è comunque più basso rispetto alla media nel settore «e, poi, cosa dovevo fare? Nominare un liquidatore apposta, solo per quella parcella?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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