Il Tirreno

Pisa

Il mulino Gangalandi sarà regalato ai tedeschi

di Pierluigi Ara
Il mulino Gangalandi sarà regalato ai tedeschi

Il proprietario avrebbe voluto donarlo agli enti locali al fine di farne un museo ma nessuno ha accettato la sua proposta e ora dice: «L’Italia non lo merita»

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«Uno di questi giorni andrò dal notaio perché intendo cedere a titolo gratuito il mio mulino ad una associazione culturale tedesca». L’annuncio choc è di Angiolo Chini, proprietario del mulino Gangalandi, cimelio di grande importanza dal punto di vista archeologico.

Chini è arrivato a questa clamorosa conclusione dopo avere ristrutturato a proprie spese il mulino e dopo avere proposti agli enti locali di farsene carico. Il suo sogno era quello di trasformare il mulino in un museo delle tradizioni contadine del luogo, un sogno naufragato un po’ nelle sabbie mobile della burocrazia e un po’ nella disattenzione generale. Al punto che Angiolo Chini, professore in pensione, afferma senza mezzi termini: «L’Italia non merita il mulino Gangalandi» e aggiunge: «Mi disfaccio del mulino.. Sono consapevole che questo atto farà parecchio discutere, però il dado è tratto. Mi sento stanco e deluso».

La stoccata del professore è destinata a innescare polemiche. Chini ha dedicato tutta la sua vita alla cura e alla conservazione dell’opificio, ultimo dei 104 mulini ad energia idraulica del lungo monte pisano, dismesso nel 1949 pur essendo in completa efficienza e funzionante. Da allora ha rappresentato un polo di interesse per studiosi e studenti dell’Università di Pisa i quali hanno trovato spunti alle ricerche anche per preparare il diploma di laurea. Della civiltà contadina e dell’artigianato il museo Gangalandi rappresenta l’ultima testimonianza sul territorio di un’attività un tempo fiorente.

Il mulino si trova sotto il vincolo della Sovrintendenza, al riguardo se ne è occupato, a più riprese, l’architetto Marta Ciafaloni mentre la professoressa Cristiana Del Torto, dell’ateneo pisano, si è adoperata per inserirlo in un circuito turistico didattico. Chini fa sapere che «invano ho cercato qualche sostegno nei palazzi che contano, presso la Regione Toscana, la Provincia, il Comune e la Sovrintendenza per farci un museo. Ma ho riscontrato soltanto chiacchere. Intanto il carico fiscale è cresciuto a cominciare dall’Ici e ora spunta l’Imu. Non ce la faccio più. Dall’estero, viceversa, ho ricevuto apprezzamento crescente. Gli americani mi hanno chiesto se fosse possibile smontare e trasportare oltreoceano il mulino. Ho risposto di no. Si sono fatti allora avanti i tedeschi ai quali va bene entrarne in possesso anche qui, dove è ora. Ed io ho dato il mio assenso. Se non fossi stato vittima, nei giorni scorsi, di una brutta caduta sarei già andato in uno studio notarile. L’appuntamento è solo rimandato».

Ma su cosa ne faranno i tedesci del mulino, Chini mantiene il più stretto riserbo.Vicende tormentate e colpi di scena a ripetizione in un’altalena di possibili soluzioni (anche la creazione di un museo) mai andate a buon fine. Adesso la notizia a sorpresa: «Il mulino passa di mano».

Ferruccio Bertolini, coordinatore dei giovani della Cooperativa Calci.it, interviene e afferma che è comprensibile la posizione di Chini: «Legittimo il suo sfogo – commenta – mi auguro però che ci ripensi. Sarebbe una sconfitta per tutti. Noi anni fa siamo riusciti ad assicurare un contributo di 3mila euro, proventi di una iniziativa della InterCoop di Navacchio. Una goccia nel mare delle necessità. Chi di dovere avrebbe dovuto attivarsi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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