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LA STORIA

Un mutuo di 95 milioni con clausole poco chiare

PISA Potrà sembrare strano, ma i derivati - già prima che facessero implodere il mercato americano - erano una merce molto appetibile per gli enti locali che in Italia hanno investito una cifra...

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Potrà sembrare strano, ma i derivati - già prima che facessero implodere il mercato americano - erano una merce molto appetibile per gli enti locali che in Italia hanno investito una cifra superiore a 30 miliardi di euro. Fra queste amministrazioni anche la Provincia di Pisa che nel 2007 doveva fare i conti con una ristrutturazione del bilancio.

All'ente di piazza Vittorio Emanuele servivano un centinaio di milioni di euro per la manutenzione di strade, scuole, edifici. L'amministrazione esegue un'indagine di mercato scoprendo che la via classica del mutuo in banca non era conveniente e neanche più di tanto quella di bussare alla porta della Cassa Depositi e Prestiti. Per cui decide di bandire una gara pubblica al miglior offerente. Ecco che, fra le altre, si fanno avanti due banche: la Dexia Crediop franco-belga con una partecipazione dei due governi europei e la tedesca Depfa Bank, controllata dal governo tedesco. La Provincia sottoscrive un mutuo di 95 milioni fatto di obbligazioni cui vengono associati derivati di tipo conservativo.

In questo modo, la Provincia entra in possesso della liquidità di cui aveva necessità che utilizza per abbattere il numero di rate dei mutui che sta pagando a tassi ritenuti alti. Attraverso quest'operazione viene ristrutturato il bilancio e l’ente può fare fronte alle manutenzioni di scuole, strade e quant'altro.

Tuttavia, la Provincia non perde di vista l'andamento dei derivati (nella fattispecie un Interest Rate Swap). «I nostri uffici eseguono un monitoraggio su questi prodotti - spiega il direttore generale della Provincia, Giuliano Palagi - e ci accorgiamo di anomalie: a fronte di pagamenti delle rate del prestito, l'andamento dei derivati è negativo. Emergono i famosi costi impliciti, ossia margini di ricavo per le banche non dichiarati all'atto del contratto e non conosciuti».

Quindi, la Provincia contatta le banche sottolineando che i derivati sono in negativo e le invita a modificare i contratti, ma riceve una risposta negativa. Arriviamo, quindi, all'inizio del 2009 quando la Provincia di Pisa, sul contratto firmato nel 2007 con le due banche, adotta una procedura di "annullamento in autotutela", motivata dalla richiesta di costi aggiuntivi non previsti nell'accordo (e perciò a parere della Provincia non dovuti) pari a 1.356.254 euro.

«Pertanto, abbiamo comunicato ufficialmente - afferma il direttore generale della Provincia - che non avremmo pagato un euro sui derivati, ma avremmo continuato a pagare le rate del prestito obbligazionario come avviene attualmente».

Le banche non ci stanno e si apre la battaglia "giudiziale". Gli istituti di credito fanno ricorso al Tar della Toscana contro la procedura di annullamento in autotutela. Il Tar, nel 2010, dichiara legittima la procedura di annullamento del contratto "in autotutela", respingendo il ricorso. Ma le banche non si arrendono e fanno appello al Consiglio di Stato che si esprime il 6 settembre 2011 in modo sostanzialmente favorevole alla Provincia.

«Il Consiglio di Stato - spiega il direttore Palagi - ha chiarito che sono legittimi sia il potere di annullamento esercitato, sia l’esercizio che la Provincia ne ha fatto sospendendo i pagamenti».

Ma il Consiglio di Stato affida alla Ctu il calcolo dei costi impliciti e la consulenza si conclude a favore delle banche. Di qui il ricorso della Provincia di Pisa e la sentenza è attesa per fine mese.(g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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