Il Tirreno

Pisa

Crisi Misericordia tra licenziamenti e cassa integrazione

di Gianluca Campanella
Crisi Misericordia tra licenziamenti e cassa integrazione

La proposta del commissario: 24 dipendenti a casa I sindacati: non se ne parla. I Cobas: vendete il patrimonio

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Lo spazio per un accordo tra sindacati e commissario della Misericordia, Stefano Ragghianti, è strettissimo. I primi, compatti, hanno classificato come irricevibile la proposta di mercoledì scorso: 24 dipendenti su 71 messi in mobilità a zero ore e zero euro, più altre 17 casse integrazioni a rotazione, per ripianare il dissesto milionario dell’Arciconfraternita. Ragghianti lascia una porta aperta: «Non sono state esplorate tutte le soluzioni»; come dire che si potrebbe accettare, se la si trovasse, la possibilità di applicare un qualche ammortizzatore sociale che non gravi sui conti. Ma il commissario pianta un paletto preciso: «I numeri per riprendersi sono quelli riportati». Infatti, la Misericordia è un’organizzazione iscritta al registro delle associazioni di volontariato, quindi «non si può pensare che ogni convenzione possa essere svolta con un lavoro retribuito». La conclusione per Ragghianti è una: ci sono degli «esuberi», non solo e non tanto sul versante economico, ma soprattutto per i limiti posti dallo statuto. Insomma, il piano presentato non è un “prezzo” di partenza, ma la fotografia di «una situazione drammatica di cui tutti devono avere consapevolezza». L’auspicio è che l’incontro di martedì prossimo con le parti sociali sia costruttivo. In una nota i Cobas provano a presentare un piano alternativo, riassumibile in una domanda: «L’Arcivescovado e la Misericordia, per scongiurare i licenziamenti e salvaguardare l’occupazione, sono disposti a vendere alcuni gioielli di famiglia?». Il commissario risponde che di palazzi o altri patrimoni da cui attingere «è rimasto ben poco. Inoltre, sono stato chiamato a ripianare la situazione della confraternita con poteri di ordinaria amministrazione», mentre la vendita esulerebbe dal suo mandato. Ma Ragghianti non chiude completamente: «Stiamo provando ad coaffittare a terzi la sede centrale per sviluppare le entrate, che però non sarebbero sufficienti». E così va incontro alla posizione più sfumata di Cgil, Cisl e Uil, che non parlavano di alienazioni, ma di «rendicontazione della situazione gestionale» per arrivare, appunto, alla cessione in affitto di alcuni immobili e strumentazioni. L’altra questione che da tempo sollevano i Cobas è la sorte della cooperativa “Fratellanza”, i cui otto dipendenti rientrano nelle 24 mobilità previste (e che portano a 71 il conto dei lavoratori; senza sarebbero 63): ci sarebbe poca trasparenza nel fatto che l’amministratore unico della cooperativa, Dino Dringoli, è lo stesso ex direttore della Misericordia, cha ha lasciato a maggio 2011. Il commissario: «Pur non essendo di diretta mia competenza, me ne faccio carico nei limiti del possibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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