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Quell’utilizzo della Torre sulle mutande

Quell’utilizzo della Torre sulle mutande

A proposito di merchandising e dintorni, l’altro risvolto è quello - decisamente più trash e che ha fatto discutere tantissimo la scorsa estate - della mutanda con la Torre a mo' di fallo in vendita...

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A proposito di merchandising e dintorni, l’altro risvolto è quello - decisamente più trash e che ha fatto discutere tantissimo la scorsa estate - della mutanda con la Torre a mo' di fallo in vendita sulle bancarelle di Piazza dei Miracoli. Dato che la Torre è il campanile del Duomo, la Chiesa pisana si è indignata: oltre ad essere un monumento patrimonio dell'Unesco, la Torre di Pisa è da sempre un simbolo della religione cristiana.

«Quei souvenir sono una vergogna. E lo sono non soltanto per i fedeli, ma anche per la città di Pisa nella sua interezza, laica o cristiana, non importa», aveva tuonato monsignor Enzo Lucchesini, vicario della diocesi. «È una mancanza assoluta di rispetto, ma se ci lamentiamo ci tacciano di fare i moralisti e d'essere bacchettoni. Eppure queste forme di pubblicità sono un segno di decadenza dei nostri tempi».

Il presidente dell’associazione Amici dei Musei, Mauro Del Corso, a sua volta aveva commentato: «Vorrei sapere che cosa succederebbe se vendessero mutande con la Torre del Mangia fatta a forma di fallo in Piazza del Campo a Siena. Sarebbe permesso con la stessa facilità con cui lo si consente a Pisa?».

La reazione del Comune aveva portato a fare multe (da 500 euro) ad alcuni bancarellai di piazza dei Miracoli che esponevano prodotti - boxer e grembiuli da cucina - con la Torre come simbolo fallico. La motivazione? Aver posto in vendita «merci offensive del pubblico decoro» come previsto dai regolamenti comunali per il commercio. E ora? Di sicuro le mutande non sono più esposte come prima.

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