Il Tirreno

Pisa

Primo intervento per il cambio di sesso

di Candida Virgone
Primo intervento per il cambio di sesso

Una donna diventa uomo all’ospedale di Cisanello, in Toscana non era mai stata fatta prima un’operazione del genere

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PISA

Per la prima volta all’ospedale di Pisa è stata operata una donna che vuole cambiare sesso. Deborah Maria Emanuela Baldini, che si è ribattezzata da sola con il suo secondo nome, Lele, ha messo il secondo step al lungo percorso che la farà rinascere. Insomma Lele sta realizzando il suo sogno, un sogno accarezzato da anni, e lo sta concretizzando a poco a poco, passo dopo passo. Come ha raccontato poche settimane fa, in esclusiva, al nostro giornale, ricostruendo quanto è stato difficile far capire al mondo quel che accade in chi deve riprendere a vivere in un corpo diverso.

Giovedì scorso, presso la chirurgia generale II dell’Aoup (Azienda ospedaliero-universitaria pisana), diretta dal professor Paolo Miccoli, c’è stato l’atteso intervento. Lele ha potuto far ritorno a casa, dalla sua compagna, sabato, e sta bene. Tutto è andato nel migliore dei modi.

E proprio ieri, su questo tema, c’è stato un evento eccezionale, epocale: fra l’Aoup e l’Asl di Viareggio è stata firmata una convenzione per gli interventi relativi al cambio di sesso da realizzarsi presso l’azienda ospedaliera pisana, come punto di riferimento territoriale. Alla convenzione ha partecipato anche il Consultorio Transgenere di Torre del Lago.

Lele è stato il primo paziente operato a Pisa e la prima donna in Toscana ad intraprendere il percorso completo per cambiare sesso. Adesso in lista di attesa, all’ospedale di Cisanello, per diventare uomini, ci sono già dieci donne, dieci persone che hanno iniziato l’iter dovuto, che hanno già avuto dal tribunale, come prevede la legge, la riattribuzione dei caratteri sessuali, e che con questo primo intervento mettono un primo tassello alla trasformazione completa dopo le terapie ormonali.

Il secondo sarebbe possibile anche fra poche settimane, ma generalmente si attendono tre mesi: da quella data ogni momento è buono per intervenire nuovamente. In che consiste? Nella ricostruzione dei genitali, con due tecniche, dette dagli specialisti a lembi liberi o peduncolati: insomma o la realizzazione di un nuovo organo, ricostruito sfruttando i muscoli dell’avambraccio o quelli addominali, o la cosiddetta clitoridoplastica, che prevede anche l’uso precedente di un cilindro in plastica, detto vacuum, per rimodellare la parte, associato alla terapia ormonale. La stessa terapia ormonale che una volta completati tutti gli accertamenti psicologici, quelli che portano alla rcs, riattribuzione giuridica dei caratteri sessualiche, avvia il processo di trasformazione del corpo e delle sue forme, da femminili a maschili.

I medici, incontrati ieri mattina presso la Chirurgia generale II, si dicono soddisfatti di questo traguardo raggiunto e dell’attività che con questa iniziativa decolla, un’attività che apre nuove prospettive di vita per tante esistenze fatte di grandi sofferenze.

Lele è la prima donna che diventa uomo in Toscana, la prima a Pisa: si pensi che in Italia questi interventi, da quando è nata la legge, la 164 dell’82, che ad aprile compirà appunto un trentennio, sono stati finora una cinquantina. Sono centinaia probabilmente, una statistica non è stata ancora fatta, le donne che in trent’anni hanno cambiato sesso, ma la maggior parte è stata operata all’estero. Chi faceva però questi viaggi «ideali» della speranza, tornando in Italia aveva risolto il problema fisico, ma prima della legge non poteva avere la riattribuzione dei caratteri sessuali dal tribunale e quindi a tutti gli effetti, sulla carta d’identità, restava di sesso femminile.Le cose sono cambiate dall’82. Oggi i centri italiani in cui è possibile il cambiamento di sesso da donna ad uomo, molto più raro del suo opposto, sono Torino, Trieste, e da poco Bologna, Pisa, Napoli e Bari. Se ne è fatto qualcuno negli anni scorsi a Roma e Milano, ma, quando vanno in pensione gli specialisti che li eseguono, spesso non vengono rimpiazzati, perché si tratta di tecniche impegnative che non tutti si senton o di eseguire, e in alcuni centri questo tipo di interventi non si fa più.

Le donne diventate uomo e operate qui in Italia e non all’estero sono attualmente sotto le cinquanta unità, ma la nuova convenzione dell’Aoup rappresenta una nuova speranza per molti di questi pazienti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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