Il Tirreno

Pisa

Non era riciclaggio, ma un giro di usura

di Candida Virgone
Non era riciclaggio, ma un giro di usura

Arrestati nuovamente un commercialista, l’ex presidente del Forcoli e un loro socio. Patrimoni e soldi sequestrati

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PISA

Riarrestati. E con un’altra accusa, anche questa gravissima. Sviluppi clamorosi per l’inchiesta della procura di Pisa su un misterioso giro di danaro milionario che ha coivolto due imprenditori ed un commercialista, tutti pisani. Non si era trattato di riciclaggio per l’indagine che aveva visto nel mirino degli inquirenti l’ex presidente e attuale consigliere della squadra di calcio del Forcoli, Walter Tommasi, 56 anni, di Capannori, il commercialista Stefano Giarri, 53 anni, con studi a Pisa e Ghezzano, e un altro pisano, Riccardo Dal Canto, 48 anni, attualmente residente in provincia di Cuneo, a Saluzzo.

L’inchiesta della procura, diretta dal sostituto Giancarlo Dominijanni, è arrivata ad altri risultati, che riguardano il reato di usura. Per i tre quindi, i primi due già in carcere, il terzo ai domiciliari a Saluzzo, è scattato un nuovo ordine di arresto, questa volta lo stesso per tutti: i primi due, dunque, restano al Don Bosco, il terzo è finito in carcere a Cuneo.Ieri mattina si sono svolti per tutti e tre gli interrogatori di garanzia, i primi due condotti al Don Bosco, davanti al giudice per le indagini preliminari Donato D’Auria, che ha ritirato le prime ordinanze di custodia cautelare ed ha messo le seconde. Il terzo per rogatoria è stato ascoltato dal gip competente per territorio al tribunale di Saluzzo.Il cambio di rotta sulle indagini è avvenuto proprio in seguito alle prime deposizioni degli indagati. Come si ricorderà, l’indagine che aveva portato ai clamorosi arresti, l’operazione Flower, aveva scoperto un traffico di danaro da una società fallita, in bancarotta, ad alcune società estere, in Svizzera ed Inghilterra, per rientrare poi sui conti dei tre indagati, facendo sorgere il sospetto che si volesse «lavare» del danaro sporco, ma soprattutto scoprendo una esagerata sproporzione fra somme dichiarate sulle denunce dei redditi e giri di svariati milioni di euro sui loro conti correnti con patrimoni immobiliari ugualmente milionari. Tutto, danaro e patrimonio, oggi nuovamente sotto sequestro ai fini di confisca, esattamente come prima.

L’intera inchiesta, poi, banalmente, come accade, era scattata da un accertamento sul commercialista, il ragionier Giarri, sotto processo per non aver pagato per anni gli alimenti alla moglie e ai suoi cinque figli. Secondo l’accusa, scavando sui suoi introiti si sarebbe scoperto un certo passaggio di danaro sui suoi conti ma soprattutto una grande quantità su quelli degli altri due personaggi. Dalle dichiarazioni dei tre durante gli interrogatori si è arrivati poi, in seconda battuta, a trasformare l’imputazione in usura. Dalla bancarotta si è arrivati ad un prestito fatto dalla società finanziaria di Tommasi ad un imprenditore per una operazione commerciale, prestito in cui Giarri e Dal Canto, secondo gli inquirenti, avrebbero avuto la funzione di intermediari. Un prestito di 98mila euro ad un imprenditore locale, Francesco Matteucci, per rilevare la Floenergy di tale Felici, affare non andato in porto. Nell’arco di sei mesi sarebbe stata chiesta però la restituzione di 140mila euro, con un ricarico del 34%, considerato usurario. A finanziare la somma mancante sarebbe stato un medico pisano, oggi indagato, che avrebbe prestato a Matteucci 30mila euro richiedendone in 6 mesi 35mila. Matteucci e Felici, inizialmente finiti sotto inchiesta, ora risultano parte lesa. E sembrerebbe proprio non finire qui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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