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Pisa

«Io imprenditrice, vittima della mia banca»

«Io imprenditrice, vittima della mia banca»

Costretta a rivolgersi agli usurai dopo che l’istituto di credito gli aveva erogato un mutuo ipotecario

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PISA

Il bacino che alimenta l'usura è costituito da tanti piccoli imprenditori che, vittime della crisi economica e della mancanza di liquidità da parte delle banche, sono costretti spesso a pagare il prezzo più alto. Eppure, in questo triste scenario, c'è qualcuno che ha ancora la forza e soprattutto il coraggio di non restare in silenzio, di alzare la voce e di rivolgersi ai centri di ascolto antiusura. «Disegnare e realizzare prodotti di pelletteria è sempre stato il mio sogno sin da quando ero bambina», racconta Silvia (nome di fantasia), giovane imprenditrice della provincia di Pisa. Silvia con la sua caparbietà riesce in pochi anni a mettere in piedi un'azienda con cinque dipendenti. «Grazie alla partecipazione a mostre e fiere, soprattutto all'estero, siamo riusciti ad accumulare un numero consistente di ordini. Eravamo così felici che non sapevamo da dove cominciare», racconta piangendo.

Il giro di boa avviene quando l'azienda decide di rivolgersi ad una banca per ottenere finanziamenti per lo start-up e per il magazzino.

«Dopo aver ottenuto due finanziamenti chirografari - spiega - ho deciso di rivolgermi nuovamente all'istituto di credito per ottenere un ulteriore finanziamento per scorte necessarie a far fronte agli ordini acquisiti durante le manifestazioni estere, convinta che non ci sarebbero stati problemi, visto che abbiamo sempre pagato tutte le rate puntualmente». Così non è stato. «La banca ci ha proposto la soluzione del mutuo ipotecario sulla casa e sul laboratorio - racconta - e in buona fede ho accettato».

È l'inizio della fine. Al momento dell'erogazione del finanziamento, con stupore, Silvia apprende che il denaro è stato utilizzato per l'estinzione dei prestiti precedentemente contratti e che la somma rimasta non era sufficiente per fare fronte agli impegni assunti con i fornitori. «Non sapevo più come fare per adempiere agli ordini dei clienti né per pagare i fornitori. Ero vittima di un sistema, così la mia ultima possibilità è stata quella di rivolgermi agli strozzini. Da allora è iniziato l'inferno sino a quando, dopo l'ennesima minaccia, ho deciso di non nascondermi più e di denunciare».

La storia di Silvia non si è conclusa ma, grazie anche al supporto ottenuto dai centri di ascolto, la situazione della sua impresa sta lentamente tornando a vedere la luce.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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