Il dolore
Cantieri Arno, si punta alla cassa integrazione
Martedì incontro decisivo tra azienda e sindacati, trentacinque posti a rischio La Fillea: «Vanno utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali a disposizione»
di Danilo Renzullo
Pisa
Sarà una settimana decisiva, quella che sta per aprirsi, per il futuro dei 35 operai dei “Cantieri Arno” della famiglia Picchiotti, detentrice del marchio Leopard e storica industria nautica che è caduta nel vortice di una profonda crisi produttiva e finanziaria.
Da mesi senza stipendio, per i 35 operai adesso si prospetta un periodo di cassa integrazione come àncora di salvezza in attesa di una ripresa produttiva.
A denunciare la grave situazione economica e lavorativa dei “Cantieri Arno”, che conferma una crisi dell'intero settore nautico, è la Fillea Cgil.
«Purtroppo – spiega il segretario provinciale Pablo Cartone – dopo anni di crescita con importanti affermazioni del marchio sul mercato degli yacht di lusso, da qualche tempo si sta determinando una situazione preoccupante che sta creando disagio e sta precipitando in modo progressivo sulle maestranze».
Da quattro mesi i lavoratori non percepiscono lo stipendio e solo due giorni fa l'azienda ha provveduto al pagamento di una mensilità arretrata.
«Questo causa enormi difficoltà agli operai e alle loro famiglie – aggiunge Cartone – e come se non bastasse le ultime dichiarazioni dell'azienda lasciano intendere un futuro molto incerto con molte ombre sul destino della società e dei dipendenti».
Per il futuro dei 35 operai sarà determinante l'incontro di martedì prossimo tra i vertici dell'azienda e il sindacato che ha come scopo principale quello di definire i termini e le condizioni di una possibile cassa integrazione. «Si prospetta un periodo di cassa integrazione – spiega Cartone -, cosa consigliata da noi del sindacato ai fini di salvaguardare i lavoratori da licenziamenti di massa, utilizzando tutti gli ammortizzatori sociali che sono a disposizione ed aprendo uno spiraglio di continuità per la ripresa delle attività produttive e garantire continuità a questa importante realtà del territorio pisano».
Le cause principali della crisi sono da attribuire alla mancanza di liquidità e alla carenza di commesse dovute anche alla cessazione del rapporto con il gruppo Rodriquez, principale partner commerciale dell'azienda.
«C'erano dei contenziosi tra i due gruppi – spiega Cartone –. La società ha cercato di riagganciare i rapporti, tuttavia il gruppo Rodriquez ha rinunciato perché anch'esso in difficoltà economiche».
Ma il segretario provinciale della Fillea non risparmia di attribuire colpe e responsabilità alla direzione aziendale.
«La crisi generale e i rapporti con gli istituti di credito hanno pesato in modo decisivo sulla situazione economica e finanziaria dell'azienda – dice Cartone – ma la direzione aziendale non ha fatto molto per rimettere le cose a posto, minimizzando e sottovalutando la situazione fino a quando il problema non è esploso».
Le difficoltà dei Cantieri Arno, infatti, mettono in luce una più ampia crisi che ha colpito il gruppo Picchiotti, uno dei maggiori gruppi imprenditoriali della zona e socio della Boccadarno Porto di Pisa.
Lo scorso mese, infatti, lo stesso gruppo ha messo in liquidazione la “Arno Super Yacht”, aprendo la procedura di mobilità per 16 operai che, solo dopo l'intervento del sindacato, sono stati riassorbiti nelle altre aziende del gruppo (Arno Plast, Leopard Service, Leopard Yacht).
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