Il Tirreno

Pisa

I soldi pubblici indeboliscono la democrazia

Sugli organi di stampa, anche pisani, ci sono stati alcuni autorevoli interventi, per mettere in guardia di fronte al prevalere di un certo populismo, in chi denuncia i costi fuori controllo della...

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Sugli organi di stampa, anche pisani, ci sono stati alcuni autorevoli interventi, per mettere in guardia di fronte al prevalere di un certo populismo, in chi denuncia i costi fuori controllo della politica italiana.

È indubbio che la macchina democratica di un paese abbia un costo.

Un costo che non pesa sui cittadini, perché è a garanzia del diritto costituzionale di tutti i cittadini di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Il problema è che in Italia il fiume di denaro pubblico finisce per indebolire il processo democratico, invece di rafforzarlo.

Il “tutti” diventa un “pochi”.

L'ultimo esempio è, stando alle accuse, il caso Lusi. Milioni di euro in tasca.

Secondo le accuse, si tratta di un episodio di uso privato del finanziamento pubblico ai partiti, ai danni dei cittadini e del libero confronto politico.

Vincono i gattopardi che tengono le chiavi dei forzieri, perdono gli innovatori. Vince la casta e perde il paese.

Denunciare che l'allontanamento della politica dai cittadini e la mancanza di un ricambio della classe dirigente, è effetto anche di un uso distorto delle risorse pubbliche, utilizzate non per far crescere la politica, ma alcuni politici, non per far crescere i programmi, ma gli interessi, non per far crescere il futuro, ma il presente di pochi. Non è populismo.

Se, come si legge sui quotidiani in questi giorni, dalle casse della Margherita sono scomparsi più di dieci milioni di euro e nessuno se ne è accorto, altro che su Marte, è su un'altra galassia che vive quella politica. Per tornare a far camminare la politica sui passi della società e non della casta, serve una riforma strutturale di tutto il sistema.

Una riforma che parta dai rimborsi elettorali per arrivare all'abolizione delle Province, che cominci dai costi dei parlamentari e arrivi ai costi del Parlamento.

Non serve una politica capace solo di presidiare le porte chiuse dello status quo.

Ma, di fronte alle porte chiuse della crisi, serve una nuova politica, capace di aprire a un mondo nuovo, ad un'altra economia e ad un'altra crescita, che sia insieme economica e sociale, di tutti e non di pochi.

Quei pochi che condividono con la società i rischi e i fallimenti, ma mai la ricchezza. Come ha stigmatizzato di recente anche l'ultimo rapporto diffuso dall'Ocse: “Divided We Stand”.

Silvia Marroni

coordinatrice cittadina

dell’Italia dei Valori

Pisa

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