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Affitti al nero, ecco come inchiodare i proprietari evasori

Affitti al nero, ecco come inchiodare i proprietari evasori

Se l’inquilino porta le prove del contratto irregolare all’Agenzia delle Entrate, può avere uno sconto sul canone

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di Gianluca Campanella

PISA

Denunce degli affitti al nero, istruzioni per l’uso. Fa scuola il caso dei tre studenti che hanno regolarizzato il contratto di locazione, ricevendo un forte sconto: da 650 a 190 euro al mese. La strada maestra, come suggerito dall’Unione Inquilini, è rivolgersi all’Agenzia delle Entrate dove applicheranno il canone sanzionatorio, che è pari al triplo della rendita catastale dell’immobile (molto più bassa dei valori di mercato).

Accorgimenti. Ma bisogna prendere alcuni accorgimenti. Il primo vale quando si ha un contratto non regolare da esibire: in via del tutto teorica, consegnandolo all’Agenzia delle Entrate, ci si sta autodenunciando, poiché anche gli inquilini sono tenuti al versamento di metà della quota prevista in sede di registrazione. Pertanto, l’operatore potrebbe sequestrare il documento.

Al momento non lo ha ancora fatto nessuno sportello in Italia, ma se da Roma arrivassero direttive precise (di fatto è un’omissione in atti d’ufficio), gli agenti sul territorio dovrebbero adeguarsi.

Meglio allora appuntare su un foglio tutti i dati: estremi dell’appartamento, data della firma del contratto, generalità di locatore e conduttore e così via. E lasciare quelle informazioni al posto del contratto originale, che sarà richiesto a pratica avviata. Va tenuto presente che, al momento della regolarizzazione, si dovranno versare gli arretrati.

Un secondo consiglio, invece, riguarda chi non può mostrare una scrittura privata. Il canone sanzionatorio è unilaterale: non serve la volontà del proprietario dell’appartamento per aver diritto a un canone bassissimo. Ma se per un’abitazione non si era mai firmato un contratto, bisogna dimostrare di viverci: per questo, la prova regina è allegare un bonifico a favore del locatore, quando questi si fa pagare direttamente sul suo conto in banca; tutte le operazioni sono tracciate in modo permanente.

I contanti. Il problema è che, proprio perché si tratta di nero, il padrone di casa tende a preferire versamenti in contante: tuttavia egli deve dare un minimo di garanzie al suo inquilino e spesso rilascia una ricevuta informale. Anche quel pezzo di carta va benissimo. In altri casi ancora più ostici, bisogna ingegnarsi: la domiciliazione delle utenze è quasi un’arma fine di mondo. Infatti, chi si fa prelevare dal proprio conto l’importo delle bollette, si presume che abiti nella dimora che ha quei servizi; e, per domiciliare, a un istituto di credito basta il codice utente, senza cioè la voltura: in pratica, se il contatore è intestato ancora al locatore, si può domiciliare senza fare il passaggio di intestatario.

Infine, in mancanza d’altro, va bene anche la corrispondenza: chi si fa spedire la posta a un certo recapito, può dire che vive a quell’indirizzo. Su quest’ultimo punto, però, non c’è una giurisprudenza consolidata e la prova può risultare debole.

Alternative. Ultimo consiglio, che è quasi una regola di vita: prima di usare lo schiacciasassi (la denuncia) contro il proprietario, cercare di convincerlo a regolarizzare spontaneamente la situazione. Nella zona del Cuoio alcuni locatori hanno impugnato il provvedimento e c’è stato uno scambio di querele, altri hanno staccato le utenze e uno ha addirittura offerto denaro per spingere gli inquilini ad andare via.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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