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Pisa

I pusher del nord si riforniscono a Pisa

I pusher del nord si riforniscono a Pisa

Arrestate quattordici persone. Gruppi criminali presenti in Liguria e Lombardia comprano droga nella città della Torre

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di Candida Virgone

PISA

Sarebbe Pisa il cuore del rifornimento dello spaccio per i pusher del Nord. Almeno stando alle risultanze di un’inchiesta condotta alla Spezia dalla guardia di finanza ligure e diretta dal pm Giovanni Maddaleni, che sino alle fine della scorsa estate ha operato nella procura pisana.

L’operazione, intitolata Black Hurricane, ha portato dal gennaio scorso ad ora in carcere quattordici persone, scoprendo un giro di spaccio di oltre quindici chili di droga purissima, con il recente sequestro di quattro chili, due di coca e il resto di eroina.

Dieci sono le misure di custodia cautelare emesse ieri mattina, per lo più a carico di tunisini e marocchini, ma anche di italiani. I nordafricani ed alcuni gruppi arabi, alla guida di sodalizi criminali, sfruttavano per lo più corrieri italiani. Risale ad aprile scorso l’arresto alla stazione di Sarzana di una quarantenne pisana che praticamente era l’emissario dei gruppi stabili a Pisa.

L’inchiesta, che potrebbe avere altri sviluppi, mette in luce una situazione di grande preoccupazione, di fatto già nota, per quel che riguarda la presenza in città di mercanti di droga che gestiscono un traffico ampio diretto verso la Liguria e la Lombardia.

Le dieci ordinanze di custodia cautelare di ieri sono state emesse dal gip del tribunale della Spezia, la dottoressa Marta Perazzo, nell’ambito dell’indagine che ha squarciato un velo su una ramificata organizzazione le cui basi operative si dipanavano appunto dal territorio spezzino fino a quello di Milano e Pisa.

Nel capoluogo lombardo e nella città della torre, infatti, venivano acquistati i quantitativi di droga più consistenti, in particolare eroina, per essere smerciati sulla piazza della Spezia.

I corrieri, si diceva, venivano reclutati fra italiani diventati schiavi della dose quotidiana, tossicodipendenti sempre diversi, usati per approvvigionarsi di cospicui quantitativi di droga.

Un centinaio i pusher individuati, fra i 18 e i 50 anni, delle più disparate estrazioni sociali: ci sono studenti, operai, artigiani e piccoli imprenditori. La base operativa era a Spezia, diretta da due tunisini, un ventenne e un trentenne, a stretto contatto con un marocchino che dal suo appartamento milanese movimentava ingenti quantità di stupefacente.

Qui, i militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Spezia, hanno sequestrato di recente due chili di coca purissima.

I contatti con i pusher invece venivano tenuti da un altro tunisino e da una ragazza spezzina. In altri momenti, a rifornire l’organizzazione erano invece due napoletani, uno dei quali, bontà sua, porta un cognome che in questi giorni rimbalza sulle cronache, si chiama infatti Rosario Schettino.

Basilari, nell’indagine che ha messo uno stop all’infame traffico di morte, sono state le intercettazioni e singolare è stato il tono delle conversazioni del gruppo, che parlava esclusivamente in termini gastronomici, accennando, per indicare la coca, sempre a sostanze bianche, mozzarella, formaggio, pesce. La parola d’ordine per dire che la merce c’era: la cena è pronta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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