Attenzione
Affitti irregolari, tre studenti denunciano il padrone di casa
Vivevano in un alloggio e pagavano il canone al nero: si sono rivolti all’avvocato dell’Unione inquilini Accompagnati all’Agenzia delle Entrate, hanno avuto un supersconto: da 650 a 190 euro al mese
di Gianluca Campanella
PISA
Ai santi poco famosi che si festeggiano il 7 giugno, ora si aggiunge il “beato Canone sanzionatorio”, che per tre studenti universitari ha già fatto il miracolo della riduzione dell’affitto: pagavano 650 euro al mese che si sono trasformati in soli 190, grazie alla denuncia del contratto a nero. Infatti, il decreto legislativo 23/2011 che è entrato in vigore, appunto, il 7 giugno dell’anno scorso, prevede un forte incentivo all’emersione dell’evasione: tariffe bloccate per otto anni al triplo della rendita catastale dell’immobile, molto più bassa dei valori di mercato.
IL PRIMO CASO. Sono state tante le campagne di informazione e sensibilizzazione, partite la scorsa estate, per spingere alla regolarizzazione degli affitti. Il fenomeno in città è molto sentito, perché con quasi cinquantamila universitari, i proprietari degli alloggi per anni hanno arrotondato le entrate. E la richiesta pressoché inesauribile degli studenti ha spinto verso l’alto i canoni, mettendo in difficoltà anche le famiglie “normali” che cercano appartamenti interi e non solo stanze. Poi è arrivato il decreto, ma ci sono voluti mesi per far entrare a pieno regime la macchina: l’Agenzia delle Entrate non aveva indirizzi precisi su come gestire le pratiche e ogni sportello si comportava in modo diverso; inoltre, la mancanza di precedenti non dava certezze sulla giurisprudenza da seguire. Come in tutte le storie, le avventure dei pionieri che rischiano per primi hanno due possibili esiti: o gli autori si rompono il collo o scrivono pagine di successo. A quest’ultima categoria appartengono i tre ragazzi che avevano stipulato un contratto sulla fiducia, cioè a voce, con il loro locatore. Ma pagavano con bonifici bancari la quota mensile: e, si sa, sia i bonifici che i diamanti sono per sempre. Con quella prova inoppugnabile si sono rivolti all’Unione inquilini: l’avvocato Claudio Lazzeri li ha seguiti e ha consigliato loro di portare tutte le carte all’Agenzia delle Entrate, dove in una sola mattina il contratto è stato registrato, sono stati pagati gli arretrati delle tasse dovute ed è stato calcolato il nuovo canone.
LA RENDITA CATASTALE. I tre studenti vivono in una dimora che per il Catasto rende 760 euro: se si moltiplica per tre si ottiene il canone sanzionatorio annuo di 2.280 euro, che è la base del nuovo contratto stipulato con la formula del «4 + 4 anni». La “sanzione” è per il proprietario, visto che ora si dovrà accontentare di 190 euro al mese, su cui c’è da pagare anche le tasse.
Non si sa se gli studenti abbiano fatto i furbi, correndo all’Unione inquilini; o prima abbiano provato a convincere il locatore a regolarizzare la posizione. Quale che sia, hanno agito secondo la legge che, una volta accertata la violazione, prevede la registrazione unilaterale del contratto: non serve la firma del padrone di casa. Si infrange la norma non solo con l’evasione totale, ma anche con le cosiddette situazioni di bianco/nero: queste si hanno quando una parte dell’affitto è dichiarata e un’altra si paga sottobanco. Oppure c’è il grigio, quando il contratto firmato non è registrato. Non è un caso, allora, che l’anno scorso, negli ultimi giorni di maggio numerosi proprietari di dimore in tutta Italia (Pisa compresa) si siano affrettati a regolarizzare le posizioni con i loro conduttori.
I POSSIBILI PROBLEMI. I tre studenti hanno avuto la fortuna di poter dimostrare i pagamenti. Non sempre è così facile, perché a volte l’affitto si dà in contanti e senza ricevute; in altri casi si ricorre al falso comodato: si dichiara un parente in appartamento a titolo gratuito. L’Unione inquilini consiglia di ricorrere sempre alla denuncia, cercando di portare qualsiasi prova a sostegno: anche un abbonamento di una rivista che viene spedita all’indirizzo di casa. Quando ci fosse dubbio sulle violazioni, i proprietari potrebbero impugnare il provvedimento; e, prima di arrivare in tribunale, c’è mediazione obbligatoria in cui le parti cercano un accordo.
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