Proteste
Industria, c’è qualche segnale di ripresa
Crescono il settore del cuoio, il tessile , l’editoria e la chimica, male trasporti e calzature. L’export spinge il recupero
di Gianluca Campanella
PISA
La crisi c’è, ma non tutti i settori dell’economia provinciale la sentono allo stesso modo; anzi qualche realtà presenta persino il segno più.
Questo è il quadro che emerge dalla periodica indagine svolta dall’Unione Industriale Pisana e si riferisce all’ultimo trimestre del 2011. I risultati, resi noti ieri, nel complesso mostrano un andamento negativo nel territorio: la produzione industriale scende del 3,8 per cento, il fatturato dell’1% e gli ordinativi dell’1,3. Ma su quattordici settori esaminati, sono ben nove quelli in cui gli indici sono cresciuti. A far calare la media totale è il “peso” dei comparti in rosso, più grandi degli altri.
LE BASSE PERFORMANCE Chi va peggio di tutti è il campo dei mezzi di trasporto: la produzione subisce una forte flessione segnando -13,4%, così come il fatturato (-5,76%). Gli ordinativi totali, seppure in flessione (-6,5%), riportano una buona quota di domanda estera (il 70% del totale). L’Unione industriale non fa nomi, ma dalle proporzioni della Piaggio si capisce che gran parte di questi numeri sono dovuti alla casa di Pontedera. In territorio negativo ci sono pure le calzature (prodotto finito, da non confondere con il settore del pellame) e il settore del legno e mobili. Per entrambi, la domanda dall’estero regge, mentre è sul fronte interno che si verificano i cali maggiori. Infine segno meno anche per edilizia (per definizione quasi tutta interna) e per i servizi. Quest’ultimo settore, costituito da mercati eterogenei ma a consumi ciclici, è uno dei più difficili da misurare e interpretare: nel quarto trimestre ha perso il 2,9%.
CHI SALE Tra chi la vede rosea, c’è chi ha solo scampato il pericolo e chi ha fatto il “botto”: per esempio, i migliori sono stati gli imprenditori del tessile (+13,5% in ogni campo: produzione, fatturato e ordinativi). Ma non scherzano i signori della grafica ed editoria (+7,2% sia in produzione che in fatturato) e quelli della chimica e plastica: la produzione si attesta al +4% e il fatturato lievita del 7,1. Questo settore da tutti gli economisti è indicato come un buon segnale per studiare segni di ripresa, perché la chimica c’è dappertutto, anche se non si vede: quindi se cresce, vuol dire che il mercato si sta riprendendo. Bene, ancora, pelli e cuoio, farmaceutica e l’alimentare. Infine, sopra lo zero, anche se di poco, ci sono metalmeccanica, terziario avanzato, e il settore del vetro e ceramica.
LA FORZA DELL’EXPORT Le vendite sui mercati esteri arrivano al 55% della domanda totale. Ciò si può leggere in due modi: o l’alta qualità del “Made in Pisa” o che il resto del mondo sta uscendo dalla recessione prima di noi. In ogni caso, se l’export tira, è là che si deve puntare per risollevarsi. Pertanto il presidente dell’Unione Industriale, Pierfrancesco Pacini, deduce che «le conseguenze da trarre sono la necessità di sostegno all’export con interventi, che da tempo indichiamo, da dedicare non solo agli aspetti di partecipazione fieristica ma alla ricerche di mercato, sperimentazione prodotto, prototipazione, indispensabili all’acquisizione di presenze su nuovi mercati». Inoltre Pacini auspica la crescita di profili professionali quali analisti di mercato con competenze non solo di vendita ma tecnico-commerciali: «Necessità per le quali vale certo l’impegno formativo delle imprese ma concorre molto l’orientamento del mondo della scuola».
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