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Pisa

Riciclaggio, tutto parte dagli alimenti

Riciclaggio, tutto parte dagli alimenti

Setacciando i conti di un commercialista, padre di 5 figli rimasti senza mantenimento, la procura ha scoperto la catena

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di Candida Virgone

PISA

È partito tutto da un accertamento ad un padre che non versava gli alimenti alla moglie e ai cinque figli. Un’indagine partita per caso ma che ha scoperto la punta di un iceberg. È stata quella condotta dal pm Giancarlo Dominijanni sul riciclaggio di soldi attraverso varie società e che ha portato in carcere tre pisani, un noto commercialista, Stefano Giarri, 53 anni, con studi a Pisa (in lungarno Sonnino) e a Ghezzano, e due imprenditori, l’ex presidente del Forcoli, Walter Tommasi, 56 anni, e un suo socio, Riccardo Dal Canto, 48 anni, considerato dagli inquirenti un suo prestanome. I primi due sono ancora al carcere don Bosco perché il gip Donato D’Auria ha rigettato le richieste di scarcerazione dei loro legali, mentre il terzo, che vive a Saluzzo, in provincia di Cuneo, si trova lì ai domiciliari. L’accusa per tutti è di riciclaggio di danaro proveniente da una bancarotta fraudolenta. L’indagine sarebbe nata da Giarri, separato da anni, che avrebbe dovuto versare alla famiglia l’assegno di mantenimento dal 2007. A suo carico è in atto da tempo in tribunale, davanti al giudice monocratico Luca Salutini, un processo per violazione degli obblighi di assistenza familiare e violazione del provvedimento del giudice che gli aveva imposto di versare mensilmente alla famiglia la cifra pattuita. Alla fine i familiari, sfiniti, avevano tentato di pignorare l’attività dello studio e la procedura esecutiva si era addirittura estesa ai genitori che sono stati condannati a versare una quota per i nipoti. Da questo accertamento, cosa che accadrebbe spesso e che dovrebbe mettere in guardia i padri insolventi, è scattato un altro accertamento che ha portato a ben altre scoperte. L’inchiesta, battezzata Operazione Flower e condotta dalle fiamme gialle sotto la direzione del pm Dominijanni, come avevamo annunciato, porterà a breve ad altri clamorosi sviluppi.Secondo l’accusa i tre avrebbero «lavato» il danaro di una bancarotta trasferendolo su società estere, in Inghilterra e in Svizzera, e poi facendolo transitare dai loro conti correnti, su cui rimaneva una parte riservata al loro consenso, per poi restituirla al mittente. Sui loro conti sarebbero passati milioni e milioni di euro, una decina dei quali, in patrimonio immobiliare (terreni e fabbricati), auto, contanti e società, sequestrati dal gip. E nonostante i milioni che transitavano sui loro conti, Tommasi aveva dichiarato al fisco 90mila euro annui, il suo socio appena 11mila.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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