La manifestazione
A rischio una biblioteca con diecimila volumi
PISA Diecimila volumi rischiano di essere un facile pasto per insetti e topi. La segnalazione arriva dal collettivo Babil. Il Tirreno e la Provincia continuano nella loro campagna di salvataggio...
PISA
Diecimila volumi rischiano di essere un facile pasto per insetti e topi. La segnalazione arriva dal collettivo Babil.
Il Tirreno e la Provincia continuano nella loro campagna di salvataggio dei libri dai rifiuti per restituirli alla collettività. Ma ci sono diecimila volumi stipati in un capannone industriale ad Ospedaletto che rischiano seriamente di essere inutilizzabili perché collocati in una sede non idonea.
La vicenda è quella della biblioteca Babil nata in seno al progetto Rebeldìa e quindi rimasta senza una giusta ed idonea sede. Era il febbraio 2007 quando Babil, un collettivo di studenti e cittadini lanciò la campagna "Porta un libro a Babil".
«Fu un'iniziativa condotta tutta dal basso - dicono i volontari di Babil-, che invitava la cittadinanza a fare dono dei propri libri per la costituzione di una biblioteca popolare che avrebbe trovato spazio all'interno del Progetto Rebeldìa stesso». In poco più di tre anni la biblioteca, ripetendo più volte l'iniziativa, ha raccolto quasi diecimila volumi e diverse migliaia di riviste, avviando un proprio inventario e la catalogazione, oltre a essere "promossa" nel Metaopac Pisano, ovvero la rete delle biblioteche cittadine il cui patrimonio è consultabile online.
I volontari di Babil snocciolano qualche numero: «Babil conta circa 20 volontari, tra studenti, bibliofili, e lavoratori e sono circa 10000 i volumi raccolti fino all'uscita da via Cesare Battisti, ex sede di Rebeldìa. Di questi quasi duemila sono stati inventariato e più di un centinaio catalogati secondo il sistema Dewey». I libri si trovano ora a Ospedaletto presso un magazzino di proprietà del Comune. «Forse - spiegano gli attivisti - si tratta di un migliaio di scatole. Un bel "muro"ma i libri sono sottoposti a umidità, insetti, topi ed abbiamo paura di scoprire cosa è accaduto a quello che era diventato un vero e proprio patrimonio». «Questi libri non interessano a nessuno? Si pensa forse che un capannone sia un posto adeguato o qualcuno ha idea dei danni che l'umidità e la mancanza di aria provoca alla carta?», domandano gli attivisti di Babil.
La conclusione diventa l’ennesimo appello a sostegno della battaglia per l’assegnazione a Rebeldìa degli spazi di via Andrea Pisano, «dove i libri avrebbero già un loro spazio pronto ad accoglierli e noi volontari potremmo riprendere a fornire gratuitamente questo servizio».
Carlo Venturini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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