Il Tirreno

Pisa

Quel rinvio sospetto per il congresso Pdl

Era ottobre del 2010 quando a Pisa, dal Caffè dell’Ussero, con l’amico Paolo Cognetti partimmo per l’avventura di Futuro e Libertà, uscendo dal Popolo della Libertà e coinvolgendo tanti amici del...

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Era ottobre del 2010 quando a Pisa, dal Caffè dell’Ussero, con l’amico Paolo Cognetti partimmo per l’avventura di Futuro e Libertà, uscendo dal Popolo della Libertà e coinvolgendo tanti amici del nostro territorio.

Ci dissero che avevamo sbagliato.

Ci dissero che per le nostre istanze di avere un partito diverso che liberasse rinnovate energie, sarebbe bastato aspettare.

Ci dissero che per le nostre istanze di avere un partito che desse più libertà e democrazia nelle cose che contavano, sarebbe bastato aspettare.

Ci dissero che avere un centrodestra più forte a Pisa sarebbe bastato aspettare.

Aspettare cosa? Ovvio: il congresso che ci sarebbe stato di lì a giorni.

A tre anni dalla nascita del Popolo della libertà, cartello elettorale, ed a quasi uno e mezzo dalla nascita a Roma del partito settanta a trenta Forza Italia – Alleanza Nazionale, niente è ancora accaduto.

La data del 29 gennaio (quando si sarebbe dovuto svolgere il congresso Popolo della Libertà a Pisa) è stata spostata e questo non rappresenta niente di nuovo, mentre la stagione dei congressi, che era stata annunciata nell’estate 2011 come un possibile election day pidiellino per l’Italia, è diventata uno stillicidio di appuntamenti che da dicembre ad oggi ne ha visti sette in tutta il Paese su centodieci Province.

La percezione evidente dei continui rinvii e del mai fatto election day è che il Popolo della Libertà non voglia concedere la tanto attesa democrazia, ma dia il via ai congressi solo e soltanto quando le cose sono aggiustate, indirizzate, quando forse sono state piegate dai voleri superiori.

Voleri superiori di apparati nominati e non eletti, tesi a favorire logiche di continuità(i congressi regionali tanto richiesti da Formigoni? Quando? Nel 2020?).

Logiche che vogliono esiti già decisi a tavolino da altre parti, addirittura richiamando i forzisti e gli ex aennini a non dividersi, in quanto ai tavoli superiori le province si sono già spartite in quote a quello o all’altro partito.

Futuro e Libertà non ha ragionato così. In neppure un anno dalla nascita del partito, con entusiasmo e libere contribuzioni, abbiamo organizzato un congresso fondativo, realizzato tutti i congressi provinciali e regionali con liberi confronti e scontri tra candidati.

E così dopo lo sfregio a Pisa di una candidatura alla presidenza della Provincia in quota alla Lega, con due ultime elezioni politiche che dalla Toscana per ben due volte hanno portato a Roma venti tra deputati e senatori nel 2006 e nel 2008, senza però nessun parlamentare pisano e come purga finale il fiorentino Giovanni Donzelli, consiglierere regionale eletto a Pisa, per difendere meglio l’aeroporto Galilei, oggi ecco il rinvio del congresso del Pdl a Pisa perché Firenze trovi la quadra del coordinatore gradito.

Intanto Gino Toncelli, unico con apparizione pubblica e con una candidatura aperta, sta provando, in mezzo ad assordanti silenzi di candidature e programmi, a dare in modo solitario dignità con la sua persona alla politica.

Giustina Destro, Roberto Antonione, Stefania Craxi, Santo Versace, Chiara Moroni, Benedetto della Vedova, Roberto Menia, Italo Bocchino, Gabriella Carlucci, Gianfranco Miccichè, in queste ore Letizia Moratti.

Ecco questi sono tutti fuoriusciti dal Popolo della Libertà, tutti personaggi considerati alla ricerca di poltrone come in piccolo a Pisa sono stati considerati il sottoscritto, Paolo Cognetti, Roberta Luperini, Pino Tizzanini e Claudio Valleggi.

Tutti noi siamo stati giudicati traditori dai “pretoriani” del partito (il partito dei capi), non liberi pensatori che sono venuti via dal Popolo della Libertà perché erano alla ricerca di una politica perduta, repubblicana e democratica.

Cari dirigenti eletti e cari iscritti del Pdl (2.400) in attesa di Godot... se non ora quando per un’Italia migliore e per rialzare la testa in politica.

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