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Pisa

«Diamo una nuova vita ai nostri musei»

«Diamo una nuova vita ai nostri musei»

San Matteo e Palazzo Reale: il direttore Matteoni illustra i progetti di rilancio tra cui una mostra della collezione Savoia

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di Marco Barabotti

PISA

Com’è possibile che un mese di mostra a palazzo Blu — pur di un genio universale come Pablo Picasso — possa portare più visitatori di un intero anno al museo di San Matteo (12mila i biglietti staccati nel 2011), dove ci sono i maggiori tesori al mondo dell’arte medievale? La differenza sta nella massiccia promozione che la Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, che ha grandi mezzi finanziari, fa su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo anche le scuole, le istituzioni e le associazioni.

Sarebbe il viatico ideale per promuovere la cultura a Pisa, se non fosse che di soldi ce ne sono pochissimi e le istituzioni sono costrette compiere salti mortali per farsi pubblicità.

Siccome Pisa di tesori da promuovere ne ha tanti, oltre il solito circuito di piazza dei Miracoli che per fortuna c’è e rappresenta la prima industria della città, ecco la proposta lanciata la scorsa settimana al “Tirreno” dal presidente nazionale della federazione degli Amici dei musei e dei monumenti, Mauro Del Corso, di fare sistema il più possibile per creare percorsi alternativi al “mordi e fuggi” della Torre.

Ne abbiamo parlato con Dario Matteoni, direttore dei musei di San Matteo e di palazzo Reale.

Matteoni, cosa si deve fare per far uscire dal guscio i nostri capolavori?

«Intanto cominciare davvero a fare sistema. Ne sento parlare da anni, ma fino ad oggi si è fatto poco o niente».

Occorre mettere su tavoli istituzionali, coinvolgendo anche le forze economiche della città?

«Discorso facile da farsi, difficile da realizzarsi. Comunque è una strada da praticare, ma bisogna crederci fine in fondo».

Certo, palazzo Blu è proprio un esempio a parte.

«Sicuramente. È valido il progetto culturale, sostenuto però da una adeguata promozione. Per noi questa seconda strada è impercorribile per mancanza di mezzi finanziari adeguati. Allora dobbiamo cercare altre strade, come ad esempio migliorare, o meglio rendere più visibili i nostri musei e monumenti».

In effetti è difficile portare un pubblico al di fuori di un turismo conclamato come quello di piazza dei Miracoli, se non c’è un’adeguata campagna promozionale. Ci vogliono idee nuove.

«Occorre inventarsi escamotage».

Di che tipo?

«Noi al museo di San Matteo ci stiamo provando. Abbiamo iniziato con il restauro del polittico di Simone Martini coinvolgendo le scuole. Si tratta di percorsi tematici. Poi c’è stato il recupero delle opere del Vasari. Bisogna insomma far scoprire a un pubblico sempre maggiore, ancora meglio se sono studenti, i capolavori custoditi nei nostri musei. Nel nostro piccolo stiamo cercando di riallestire il museo per renderlo più visibile e immediatamente fruibile».

Si può lavorare di più sulla multimedialità, non è vero?

«È un mezzo innovativo che funziona. Noi ci stiamo lavorando per avvicinare il grande pubblico al nostri tesori. Il San Matteo deve aprirsi sempre più e diventare un museo dinamico».

Lei è anche direttore del museo di palazzo Reale.

«Qui i 2.500-3mila visitatori l’anno sono davvero pochi per il patrimonio conservato».

Qual è il più grande limite di palazzo Reale?

«Non viene colto immediatamente come museo. Va reso più visibile nella sua collocazione. Funziona bene come spazio istituzionalmente rilevante per la città, visto che vi si svolgono convegni e concerti di grande richiamo e che portano per fortuna gli spettatori a scoprire anche i tesori che vi sono conservati».

Ci sono progetti di rilancio?

«Intanto stiamo cercando di dare una miglior chiave di lettura del museo. L’altra iniziativa, su cui crediamo molto e che sarà un evento, è la mostra sulla collezione dei quadri del Novecento di Casa Savoia».

Dietro palazzo Reale c'è un’opera incompiuta che sarebbe un sacrilegio non ultimare: il recupero del settecentesco teatro Rossi. Servono 3 milioni di euro per rendere di nuovo agibile questo capolavoro di epoca granducale. «Presto ci saranno iniziative per sostenere il progetto», dicono alla soprintendenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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