Trasporti
«Devono pagare anche i vertici»
Sciopero della fame a oltranza degli agenti al Don Bosco: uno finisce in ospedale
di Gianluca Campanella
PISA
Dopo la doppia porta blindata del carcere Don Bosco si apre un mondo di cui non si sospetta l’esistenza: nel corridoio di destra ci sono le ultime tracce dei sacchi a pelo in cui gli agenti della polizia penitenziaria hanno dormito nella prima notte di protesta. Da mercoledì, infatti, è cominciata “l’autoconsegna” di agenti, sovrintendenti e ispettori della polizia penitenziaria: sono in stato di agitazione permanente contro il sovraffollamento della struttura e contro i provvedimenti presi dall'amministrazione dopo l'evasione avvenuta il 9 gennaio. Man mano che finivano il turno, le guardie restavano in carcere e rifiutavano il cibo della mensa. Non potendo mangiare in servizio, la diretta conseguenza di questa scelta è lo sciopero della fame.
Nell’atrio principale, invece, familiari in attesa dei detenuti e guardie si distinguono solo perché queste ultime hanno la divisa. Nonostante il gran numero di persone, non c’è confusione: l’immagine che più si avvicina alla scena è una sala d’aspetto di un ospedale. Infine, entrando a sinistra in una sezione protetta dall’ennesima porta, ci sono gli armadietti a chiave degli agenti. Qui transita un gruppetto alla volta di guardie carcerarie e qui comincia lo sfogatoio. Gli argomenti sono polarizzati dalla “tempesta” di episodi avvenuti in pochissime ore: la sostituzione del direttore pro tempore della casa circondariale, Santina Savoca, con il nuovo stabile, Francesco Frontirrè; il ricovero in ospedale dell’assistente capo Antonio Pincivalli, il primo ad accusare la bassa pressione per il digiuno (dimesso dopo qualche ora, è in convalescenza per cinque giorni); l’arrivo da Firenze del provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, Maria Pia Giuffrida, che ieri ha svolto le quindici audizioni in programma e completato l’istruttoria sull’evasione dei due detenuti (uno riacciuffato subito, l’altro dopo otto giorni). Ancora, l’ufficializzazione del provvedimento di “sollevamento ad altro incarico” anche del comandante di reparto, Marco Garghella, al cui posto arriverà l’ispettore superiore Pietro Masciullo; infine la visita della consigliera regionale Idv, Maria Luisa Chincarini, che si ferma a parlare con gli agenti di custodia dopo un sopralluogo; e la solidarietà del consigliere comunale Pdl, Diego Petrucci.Ecco, in tutto questo, gli esponenti della varie sigle sindacali che protestano raccontano episodi della loro vita: per esempio, i televisori regalati ai detenuti quando c’è stato il passaggio al digitale terrestre, perché non ci sono i soldi per comprarli a carico del ministero. Allora siete in buoni rapporti con chi dovreste controllare? «C’è rispetto reciproco, senza perdere professionalità». Altro flash: gli avvocati che arrivano a tutte le ore, mentre nelle altre prigioni ci sono inflessibili fasce fisse. Perché lo permettete? «Ci saranno accordi in tal senso». I medici, in teoria dedicati ai carcerati, ma disponibili a visitare gli agenti in queste ore di sciopero della fame: «Grazie!». Poi cominciano le rivendicazioni: «Lavoriamo 23 o 24 giorni al mese, con 40 ore di straordinario minimo e punte di 60 nella stagione estiva». I baschi blu rincarano: «Ciascuno di noi riesce a svolgere un’ora al giorno la sua mansione; il resto del tempo è impiegato in triple e quadruple mansioni e tutti fanno tutto». Quattro sono i piani del Don Bosco: ogni cella una chiave d’ottone che neanche san Pietro; i mazzi pesano parecchi chili ciascuno. Si potrebbe continuare all’infinito: interfono delle garitte di avvistamento rotti, cellulari propri al posto di quelli di servizio, allarmi elettronici installati e mai messi in funzione.Cosa vogliono? Se qualcuno deve pagare, paghino anche i vertici, non dando la colpa solo a Pisa. Sciopero a oltranza fino a che i livelli centrali del ministero di giustizia non li riceveranno.
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