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Pisa

Isola sparita: avvocato condannato

Isola sparita: avvocato condannato

La sentenza in sette minuti dopo 34 udienze in 5 anni: due anni e mezzo all’ex pretore onorario Marco Rezzonico

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di Candida Virgone

PISA. Due anni e mezzo, 800 euro di multa, il pagamento delle spese legali per un totale di più di diecimila euro, un risarcimento da liquidarsi in separata sede e una provvisionale immediata di cinquantamila euro alla parte civile. A sei anni dai fatti si è chiuso così, ieri pomeriggio, in tribunale, il processo di primo grado a Marco Rezzonico, un avvocato di 43 anni del foro di Milano accusato di aver portato via con l’inganno ad un collega pisano, Ranieri Gini, un isolotto fortificato nella laguna di Venezia, l’antico Ottagono degli Alberoni. La vicenda, ribattezzata via via la storia dell’isola scomparsa, dell’isola che non c’è più, è andata avanti per anni contrassegnata da innumerevoli colpi di scena. Il sipario sull’ultimo atto è sceso ieri, con grande soddisfazione di Gini, impeccabilmente assistito in questi anni dall’avvocato Giulia Padovani. «Sono felice - ha detto il maturo avvocato, che ad aprile compirà 94 anni invidiabilmente portati, quando il giudice Giulio Cesare Cipolletta ha letto la sentenza - finalmente questa storia è finita».

Tutto inizia nel 2005. Gini, notissimo e apprezzato in città, è proprietario di tutte le azioni di una società con sede a Gibilterra, la Joeray, a sua volta proprietaria dell’isola, sulla quale si trova un immobile: per la gestione si avvale della collaborazione di un collega lucchese, Leonardo Mordini, che tiene i contatti con gli amministratori di Gibilterra. Nel 2005 Gini, secondo l’accusa, viene avvicinato da Rezzonico, avvocato del foro di Milano, notissimo in zona perché è stato a lungo comandante della compagnia dei carabinieri di Volterra e pretore onorario anche nel tribunale pisano. Il legale dice di aver bisogno di uno studio in loco a cui appoggiare la corrispondenza e Gini lo accoglie volentieri: si fida di quel giovane collega che conosce, al punto da far aggiungere il suo nome alla sua carta intestata, da presentargli l’amico lucchese, da confidargli i suoi propositi di vendere l’isola. Ti aiuto io, conosco un mucchio di russi nuovi ricchi - direbbe Rezzonico - fammi vedere i documenti, li fotocopio. Fa fotocopiare gli atti a colori, ma all’anziano amico dà le copie, perfettamente riprodotte, trattenendo gli originali. Il 17 dicembre del 2005, con Mordini, insiste per essere presentato alla società come referente e alla fine a Gibilterra manda una e-mail in cui si propone come unico contatto. Vantando con la Joeray la proprietà dei documenti e la presenza fisica nello studio del collega, annuncia, all’insaputa di tutti, l’estromissione di Mordini e convince la società ad accordargli una procura a vendere a nome di Gritti. Ma il diavolo è in agguato e la Joeray invia all’avvocato di Lucca una vecchia fattura di pagamento, salvo poi scusarsi per aver errato referente. A quel punto Mordini chiede spiegazioni a Gini che cade dalle nuvole: il 16 gennaio 2006, così, i due vengono a sapere dalla Joeray, caduta come gli altri nell’inganno, che Rezonico si era fatto dare una procura a vendere il 6. A quel punto chiedono la revoca della procura, non autorizzata dal proprietario delle azioni, che viene formalizzata il 17 gennaio. Ma il 19 Rezonico con un amico carabiniere, Donato Gritti, 39 anni, va in Svizzera, a Lugano, e davanti ad un notaio vende il bene a una agente immobiliare di Legnano, Sabrina Guin, 44 anni, ritenuta dagli inquirenti una prestanome del reale acquirente finale del bene. L’atto viene poi trasmesso in Italia, al notaio Venditti di Milano, per essere registrato a Venezia il 27 gennaio. Il passaggio successivo è un preliminare di vendita ad un giovane russo oggi trentenne, Nikolay Lyalin. A quel punto l’anziano legale querela tutti e quattro e la successiva inchiesta della procura si conclude dopo un anno con l’accusa per tutti di truffa, aggravata dall’ingente danno, dato che l’isolotto, di fatto un bene monumentale vincolato dalla soprintendenza, viene giudicato di ingente valore difficilmente quantificabile. La stima di alcuni esperti parlava di milioni di euro. Il colpo di scena più grosso di tutti arriva nel marzo del 2009, con una mossa strategica del professor Tullio Padovani, legale della Joeray: fra Gini e la Guin, interviene una transazione per la quale il bene, finito sotto sequestro all’inizio dell’inchiesta, torna al suo proprietario con lo scioglimento del contratto di compravendita per mutuo consenso e il ritiro della querela nei confronti della agente immobiliare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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