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I salari restano al palo ma l’inflazione corre

I salari restano al palo ma l’inflazione corre

La Cisl : dall’introduzione dell’euro a oggi il costo di beni e servizi essenziali è aumentato di oltre il 30%, un dato ben superiore al tasso ufficiale dell’Istat

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di Luca Daddi

PISA. L'inflazione reale corre, le tasse aumentano, le buste paga arrancano. A dieci anni dall'introduzione dell'euro il potere di acquisto di un operaio si è contratto. E non di poco. Lo dicono i numeri, soprattutto quello delle famiglie che sempre più numerose non riescono ad arrivare alla fine del mese, tra salari sempre più magri e figli che studiano, non lavorano o, bene che vada, sono precari.

A mettere nero su bianco una verità che migliaia di pisani sperimentano ogni giorno è Gianluca Federici, segretario generale della Cisl di Pisa (nella foto).

Il sindacalista prende in esame due buste paga di un operaio Piaggio di terzo livello (dunque senza specifiche specializzazioni): una è riferita al gennaio 2003, l'altra al dicembre 2011. Una busta paga modello per il nostro raffronto: perché l'operaio, che chiameremo Mario Rossi, entrato in fabbrica nel 1972, nel 2003 aveva totalizzato tutti gli scatti di anzianità possibili, non previsti per gli anni a venire.

Imponibile lordo. Il reddito lordo imponibile della busta paga di gennaio 2003 era di 1.382 euro, quello della busta paga del dicembre 2011 di 1.634,10 euro.

Detrazioni. Nella busta paga incidono, in positivo, le detrazioni fiscali. L'operaio ha due figli e per questi, nel 2003, usufruiva di detrazioni fiscali a metà con la moglie - di 43 euro, una miseria. Oggi uno dei due figli - per fortuna - lavora e il nostro ha un solo figlio a carico, studente, dunque le detrazioni sono scese a 29,36 euro al mese (di una detrazione simile usufruisce la moglie).

Irpef. In nove anni - spiega il segretario della Cisl - la ritenuta Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) per questa fascia di reddito è rimasta al 27%, soldi versati dall'azienda (che fa da sostituto d’imposta) direttamente nelle casse dello Stato.

Ci sono poi le aliquote Irpef aggiuntive: l’addizionale regionale, ad esempio, che nel 2003 pesava, secondo i calcoli della Cisl, per 13 euro e 90 centesimi in busta paga, mentre nel 2011 ha inciso per 20 euro e 60 centesimi.

Netto in busta. Risultato? L’operaio Mario Rossi nel 2003 poteva disporre di un reddito netto di 1.102 euro, nel 2011 di un reddito netto di 1.343 euro. In nove anni, dunque, il reddito disponibile è aumentato di 241 euro, mentre le tasse, che nel 2003 incidevano per 280 euro, nel 2011 hanno inciso per 291 euro.

Potere d’acquisto. Quanto è cresciuto il costo della vita, nel frattempo? Calcolo non semplicissimo, tanto che abbiamo rivolto la domanda a Pierluigi Bini, segretario di Adiconsum, l'associazione dei consumatori della Cisl, il quale conferma: «Difficile dirlo. Ci sono tre diversi indici di calcolo dell'andamento dell'inflazione. Se utilizziamo l'Indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic) dal 2003 al 2011 l'inflazione è cresciuta del 19,3%. Questa la sequenza dell'aumento medio dei prezzi dei prodotti del paniere utilizzato dall'Istat negli ultimi nove anni: 2,7% nel 2003, 2,2% nel 2004, 2% nel 2005, 2,1% nel 2006, 1,8% nel 2007, 3,3% nel 2008, 0,8% nel 2009, 1,5 nel 2010 e 2,8% nel 2011».

«Ma l'inflazione, com'è noto, è calcolata su un paniere di beni i più disparati, alcuni mai o raramente utilizzati da una famiglia che vive del reddito di un operaio - sottolinea Bini - Per capirci: in una famiglia dove le disponibilità economiche sono limitate, più che al cinema si pensa a pagare il gas. E le spese per la casa, l'acqua, l'elettricità, il gas, in nove anni sono cresciute del 32%? Molto più della crescita della busta paga».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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