Il dolore
Assolti gli altri tre imputati: non c’entrano
Il pm Dominjanni aveva chiesto per loro condanne per tre anni e mezzo e mille euro di multa in tutto
PISA
In sette minuti il giudice monocratico Giulio Cesare Cipolletta ha scritto ieri pomeriggio, dopo un’ora e mezzo di dibattimento finale, la sua sentenza le cui motivazioni saranno rese note fra novanta giorni. Gli imputati erano titti assenti. Il pm, Giancarlo Dominijanni, ha ritenuto del tutto infondata la versione di Marco Rezzonico (nella foto), secondo la quale avrebbe avuto gli atti per incarico ricevuto da Gini in assenza di Mordini, di cui sarebbe stato «succube».
Ha definito inoltre «una bufala» le registrazioni delle telefonate intercorse fra lui e la parte civile sulla vendita, che sarebbe dovuta avvenire al nero, all’estero e in contanti, registrazioni che sarebbero state una prova regina a discolpa ingiustificatamente mai esibita. Ha concluso chiedendo la condanna a due anni e mezzo e 800 euro di multa per Rezzonico, un anno e mezzo e 500 euro di multa per Gritti e Lyalin, e 4 mesi e 90 euro di multa per la Guin. L’avvocato Irene Saba, per il giovane russo, e l’avvocato Isabella Saba, per la Guin, hanno chiesto in tesi l’assoluzione per non aver commesso il fatto e in ipotesi per insufficienza di prove, mentre Fabrizio Bartelloni, per Gritti, l’assoluzione perché il fatto non sussiste. L’avvocato Giulia Padovani, per Gini, ha sottolineato come l’attività istruttoria abbia parlato da sola e come la truffa, scoperta alla fine per un dettaglio non gestibile, sia stata ordita nei minimi particolari da una persona di cui il maturo legale, un uomo di saldi principi, si fidava ciecamente. Ha puntato il dito sul danno morale all’amicizia delusa e sul discredito gettato su Gini, oltraggiato fino alla fine anche con la presentazione da parte di Rezzonico del conto finale per la vendita condotta in porto. Si è associata infine alle richieste del pm chiedendo 100mila euro per danni e una provvisionale di 60mila. L’avvocato Giuseppe Di Caro, per Rezzonico, ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste, mettendo in dubbio la truffa, ma soprattutto il danno, dato che il bene oggetto del processo, a suo avviso e secondo alcune perizie, commercialmente non avrebbe valore.Il giudice ha assolto gli altri tre imputati ed condannato severamente Rezzonico, il quale ovviamente era molto meno soddisfatto di Gini. «La sentenza - ha detto telefonando da Milano - è platealmente ingiusta, vista la contemporanea assoluzione degli altri imputati».(c.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
