Proteste
Piazza dei Cavalieri e della discordia
Sui lavori, l’assessore Serfogli replica a Settis: «Era informato. E sulla croce di Santo Stefano è tutto da decidere»
Guglielmo Malchiodi è stato soprintendente per dodici anni ed ha seguito l’iter del progetto nella sua fase iniziale. Dalla costituzione della commissione nel 1999 fino ai passaggi successivi. A Gugliemo Malchiodi avevamo chiesto, nei giorni scorsi, un parere sulla polemica scaturita sulla pavimentazione di piazza dei Cavalieri e sulle critiche del professore Salvatore Settis, poi sposate dal critico d’arte Vittorio Sgarbi.
«Della pavimentazione della Piazza - aveva sostenuto l’ex soprintendete - si è discusso per dieci anni e questa ultima soluzione adottata esalta la convergenza delle direttrici delle strade legando a sé i palazzi che si affacciano nella piazza». Quindi riferendosi ad un appunto di Settis che criticava la completa lastricatura della piazza, Malchiodi con una certa vena polemica aveva così concluso: «Mi si mostrino poi i disegni del Vasari dove c’erano solo due strade lastricate».
Della bontà del progetto che è in corso di realizzazione (ricordiamo che il 60% è finanziato dal Piuss e il 40% dal Comune di Pisa) ne è convinta anche Marta Ciafaloni, architetto e funzionario della Soprintendenza che da anni è il referente per l’amministrazione comunale: «Ho seguito il progetto e sono serena - dice la funzionaria -. Abbiamo tenuto in conto una visione di insieme che comprendeva anche la lastricatura già in atto di tutte le strade confluenti alla piazza che è di per sé molto irregolare e una pavimentazione diversa avrebbe aumentato questa sua irregolarità». Questi i pareri della Soprintendenza sul progetto che certo non collimano con quelli del professor Settis
di Giovanni Parlato wPISA Piazza dei Cavalieri, ovvero la piazza della discordia. C’è di mezzo la storia e l’orgoglio pisano, mica poco. Gli affondi del professor Settis di fioretto e di spada hanno lasciato il segno. Riflessioni circostanziate con parole eleganti - in punta di fioretto, appunto - per poi dare la stoccata pesante come quando fa riferimento alla croce di Santo Stefano che dovrebbe essere posizionata al centro della piazza che, secondo Settis, «calpesta la repubblica pisana celebrando tardivamente la conquista fiorentina che la mise a ferro e fuoco». «Ma non è vero, figuriamoci!», dice al telefono l’assessore Andrea Serfogli con la voce che s’infervora, mentre lo immaginiamo sobbalzare alla scrivania e impugnare vigorosamente la cornetta.
E subito aggiunge: «Ma figuriamoci se vogliamo fare torto alla nostra storia, alla repubblica pisana per fare un favore ai fiorentini! Qualsiasi stemma al centro di piazza dei Cavalieri sarebbe un falso storico». Quindi, dopo una pausa, l’assessore aggiunge: «Comunque, non è finita qui. Lunedì prossimo avremo una riunione alla Soprintendenza per discutere proprio dello stemma dei cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano da collocare al centro della piazza. La decisione venne presa dal consiglio comunale e, come abbiamo fatto sempre in questo caso, abbiamo sottoposto la scelta alla Soprintendenza che ancora non si è espressa, ancora non ha detto né sì né no».
E se dovesse - è la nostra domanda - arrivare dalla Soprintendenza una bocciatura dello stemma, voi cosa fareste? «Noi - risponde Serfogli - abbiamo sempre ascoltato i pareri della Soprintendenza e ad essi ci siamo adeguati. È chiaro che se dovesse giungere un parere negativo, quello sarebbe anche il nostro parere». Se il professor Settis non ha mandato giù lo stemma della croce di Santo Stefano, c’è anche -oltre a quella storica - un’altra ragione. L’ultima volta che vide il progetto, al posto della croce dei cavalieri di Santo Stefano «c’era la croce pisana e fu questo il progetto che venne mostrato al professore - dice ancora l’assessore Serfogli -.
Il simbolo è cambiato di volta in volta. L’idea della croce pisana venne sostituita da una piantina in marmo a colori del centro della città. Infine, il consiglio comunale scelse la croce di Santo Stefano». L’assessore tiene a precisare che il professore Salvatore Settis ha fatto parte della commissione formata nel 1999 «col compito non di elaborare un progetto su l rifacimento di piazza dei Cavalieri, ma di fornire indicazioni storiche, culturali e architettoniche su come ristrutturarla.
Di quella commissione fece parte anche il professor Settis ed è vero che mostrò alcune sue perplessità, ma certamente non si stracciò le vesti quando la commissione, nel suo giudizio complessivo, disse che il progetto doveva porsi nel contesto tardo-rinascimentale e nel suo contesto urbano più ampio, sull’asse pedonale Duomo-Stazione già lastricato». E perché convessa e non concava come avrebbe voluto Settis? «Già a 25 centimetri si trovano reperti acheologici e la piazza, a 45 centimetri sotto terra, è attraversata dalla fognatura bianca». E perché tutta lstricata? «Il nostro progetto ha seguito le indicazioni della commissione, poi modificate in base ai suggerimenti giunti dalla Soprintendenza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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