Il Tirreno

Pisa

Servono più soldi per il volontariato

In queste ultime settimane le cronache regionali e locali dei giornali hanno dato un considerevole spazio alle vicende della pluricentenaria associazione di volontariato pisana: la Misericordia a cui...

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In queste ultime settimane le cronache regionali e locali dei giornali hanno dato un considerevole spazio alle vicende della pluricentenaria associazione di volontariato pisana: la Misericordia a cui va la solidarietà mia personale e quella di tutta la Pubblica Assistenza del Litorale Pisano (che presiedo) con la speranza che quanto prima esca da una situazione non semplice con il minor danno possibile per i volontari ed i dipendenti.

Al di là delle questioni economiche che interessano l’associazione, si è aperto un dibattito, invero alquanto timido, sulla situazione del volontariato. Ne vorrei approfittare esternando alcuni pensieri che ho maturato in quanto soggetto volontario che ha vissuto e vive una lunga ed intensa esperienza in questo settore nevralgico della nostra società.

Credo che si debba, prioritariamente a qualsiasi considerazione, rimettere a fuoco cosa sono attualmente, in moltissimi casi, le associazioni di volontariato. Oggi molte associazioni sono fortemente impegnate nel trasporto sanitario di emergenza ed urgenza ed ordinario che viene effettuato alle “dipendenze” delle Usl attraverso apposite convenzioni e, presto, secondo i dettami della recentissima legge n.70 della Regione Toscana.

Questa attività, sicuramente mal retribuita, dà un notevole lustro alle istituzioni politiche regionali e locali, è un sicuro punto di riferimento per i cittadini, ma pone in una condizione di insicurezza economica le associazioni.

È lontano dal vero che tali servizi possano essere svolti unicamente da volontari. Infatti, per rispondere alle esigenze richieste dalle leggi, sempre di più le associazioni sono costrette ad assumere personale dipendente adeguatamente formato mettendo a disposizione mezzi attrezzati, il cui costo medio oscilla tra gli 80.000 e i 100.000 euro e l’acquisto dei quali grava sulle associazioni medesime, così come la manutenzione, il costo dei carburanti, le spese generali per la gestione complessiva dell’associazione, ecc. Le associazioni si ingegnano in mille modi per recuperare tali ingenti somme, appoggiandosi inevitabilmente al sempre più asfittico credito bancario.

Tanto per far capire con un dato, basta dire che in Toscana un punto Pet (Punto di emergenza territoriale) gestito da un’associazione di volontariato ha un rimborso di circa 77.000 euro all’anno. In regioni a noi vicine tale rimborso si aggira su 140.000 all’anno. Tale cifra risponde al reale costo di tale punto Pet.

In sintesi sono le associazioni, i cittadini attraverso di esse, che in parte finanziano il servizio sanitario regionale. Poi c’è anche e sicuramente l’apporto del volontariato comunque, sempre più eroso dalle attuali situazioni socioeconomiche della nostra nazione.

Infatti, va costantemente diminuendo il numero dei soggetti che hanno tempo da dedicare al volontariato subissati come sono, in particolar modo i giovani, dai problemi della ricerca di un lavoro per costruirsi un futuro vivibile.

Ma le associazioni non vivono, come si suol dire, solo per “la sirena”. L’impegno nel settore sociale è determinante. Assistenza agli anziani, ai diseredati, agli extracomunitari e alle persone sole rappresentano un impegno che sempre più grava sulle spalle delle associazioni. Più la crisi economica riduce gli spazi dell’intervento pubblico, più le associazioni proprio per loro natura intervengono.

Domandiamoci allora cosa è oggi un’associazione di volontariato. Da una parte è più o meno un’azienda in quanto risponde a criteri propri di un’azienda, dall’altra è una “cellula” di solidarietà, che vede impegnati, qui sì i volontari, in un’attività che è regolata principalmente dalla solidarietà e non da rigidi protocolli.

Allora il movimento non può ulteriormente accontentarsi delle periodiche benemerenze e dei riconoscimenti verbali elargiti dalle istituzioni, ma a queste deve chiedere un reale riconoscimento che si concretizzi in riscontri economici che tengano di conto della condizione in cui oggi le associazioni operano.

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