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Pisa

I tesori da riscoprire per portare a Pisa un turismo di qualità

I tesori da riscoprire per portare a Pisa un turismo di qualità

Il presidente dell’Associazione musei: «Ci sono potenzialità tutte da esprimere, ma serve unità d’intenti in città»

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di Marco Barabotti

La città e il territorio hanno grandi tesori d’arte quasi sconosciuti ai turisti e alla stragrande maggioranza dei cittadini. Ciò impedisce di valorizzare un patrimonio artistico e monumentale straordinario. Ci sono splendide chiese e musei pieni di opere d’arte uniche al mondo che vengono visitate da poche centinaia di persone l’anno, quando invece meriterebbero un’attenzione mille volte maggiore. Cosa fare per creare quel circolo virtuoso che porti alla valorizzazione di questi tesori, per farne una ricchezza aggiunta a quella rappresentata dai monumenti di piazza dei Miracoli con i suoi 3 milioni di visitatori l’anno, ma con un flusso che si esaurisce in un mordi e fuggi che coglie solo in piccola parte le enormi potenzialità della città?

Iniziamo un viaggio che ci dovrà portare non solo alla riscoperta di queste bellezze “nascoste“, ma tracci anche le linee per farle uscire dal guscio, inserendole in un progetto virtuoso di rilancio turistico di qualità. A farci da guida nel primo appuntamento non poteva che essere il presidente nazionale della federazione dei musei e monumenti (ha 40mila volontari in Italia), nonché presidente dell’associazione dei musei pisani, Mauro Del Corso, da sempre in primo piano nel promuovere le battaglie culturali a favore della città, come l’appello lanciato insieme al Tirreno, firmato da quasi tremila persone e consegnato al precedente governo, per promuovere lo scavo delle antiche navi di Pisa come sito Unesco.

Intanto sciogliamo il dilemma: Pisa è una città turistica o d’arte?

«Pisa è una città d’arte. Ciò non vuol dire essere una città turistica. Ci vuole una forma mentis per valorizzare una città d’arte. Più infrastrutture, igiene e decoro urbano, qualità dell’accoglienza, una maggiore riscoperta della propria identità e di quella dei suoi componenti».

Ci faccia un esempio riuscito di questa propensione ad una crescita di identità e di decoro.

«Il recupero di Corso Italia va in questa direzione. Si è riscoperta l’anima ottocentesca di questa strada. Come si deve continuare col recupero medievale di Borgo Stretto. Così come merita valorizzare l’anima tardo rinascimentale di una parte di via Santa Maria. Il turista che viene e se ne va da Pisa deve avere il senso pieno della sua identità, che legge in ciò che vede e che gli rimane dentro».

Ma questo non è il percorso che voi avete già fatto con la mostra degli Amici dei musei per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia?

«Esattamente: il viatico è questo. Abbiamo mostrato chi furono i protagonisti e gli interpreti della città, le vicende, come ci si vestiva o di cosa ci si ammalava e curava, quali fossero le risorse dell’economia, come quelle della campagna e dell’agricoltura. Quali le collezioni d’arte, i collezionisti, i teatri, gli spettacoli e così via. Così si deve procedere nel recupero della città e dei suoi valori artistico-monumentali. Fuori dalla retorica, connotandone la conoscenza. La città per crescere deve porsi un obiettivo. Come diceva Peter Laurence: se non sai dove vai andare finirai probabilmente in qualche altro posto».

Questo è un discorso di civiltà del turismo.

«Proprio così: è ad un turismo di qualità che deve puntare Pisa. L’obiettivo deve essere quello di non portare i 3 milioni di visitatori l’anno da piazza dei Miracoli fino al cuore della città? No, si deve puntare invece al grande turismo di qualità, che è poi quello che ha più mezzi, che consuma, che investe e non quello mordi e fuggi».

Ci faccia un esempio di percorso virtuoso che possa legittimare questa aspirazione.

«Il museo di San Matteo, intanto: ha tesori d’arte medievale (e non solo) unici al mondo, ma con poche migliaia di visitatori l’anno. Penso a icone sacre, conosciute nel mondo e poco visitate. La chiesa di San Martino con le spoglie di Santa Bona, quella di San Francesco, una delle prime chiese francescane, il tempio sacro della cristianità come la basilica di San Piero a Grado. Ecco tracciato uno dei tanti itinerari di pellegrinaggio da agganciare a un percorso che potrebbe comprendere anche il vicino santuario di Montenero. Perché introduco il discorso della vicina Montenero? Perché l’altro handicap che abbiamo, nell’era della globalizzazione, è guardare solo alla città murata. Penso allora ai tanti altri itinerari che portano a diverse bellissime chiese, come le pievi romaniche, di cui è ricca la nostra provincia. Insomma, Pisa è un polo grandioso di attrazione culturale e religiosa».

Insomma, si può pensare anche a un turismo religioso?

«Certamente. È incredibile che nessuno ci abbia mai pensato, considerando che questo è un segmento che muove milioni di persone l’anno. Per i pellegrini diretti a Roma è venuto il tempo di pensare a una tappa pisana, di uno due giorni, che includa anche Montenero».

Un altro aspetto del problema. Secondo lei i visitatori che vengono a Pisa si rendono conto che è una città universitaria?

«Poco o niente. E allora bisognerebbe aprire i bei palazzi della Carovana che ospita la Scuola Normale, quello della Sapienza emblema storico dell’Università, l’ex monastero di Sant’Anna dove c’è la Scuola Superiore di studi e perfezionamento, l’Orto Botanico uno dei più antichi e belli al mondo. Ma ce ne sono molti altri. Anche questo è turismo culturale, per niente o poco praticato a Pisa».

È convinto che Pisa sia ancora una città con una mentalità troppo provinciale per cogliere appieno i grandi tesori che vi sono custoditi?

«Occorre un salto di qualità e di civiltà. Ci vuole collegialità, bisogno a uscire dal concetto di coltivare la propria parrocchia e basta. Occorre fare sistema per cogliere appieno le enormi potenzialità. Urge un tavolo di programmazione a tutto tondo: enti, associazioni e istituzioni insieme per far decollare questa città cosmopolita a cui non manca niente per fare il salto verso un turismo di qualità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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