La manifestazione
Piazza Cavalieri, si litiga sulle pietre
Settis critica, Sgarbi va all’attacco. Ma soprintendenza e esperti assolvono il Comune: «Soluzione che rispetta la storia»
di Carlo Venturini
PISA
Se soltanto il Vasari potesse dire la sua. Forse solo lui, l’architetto fiorentino che reinventò la Piazza dei Cavalieri, potrebbe porre fine ad una querelle fin troppo dotta tra l’insolito duo Settis-Sgarbi da una parte, e quanti difendono a spada tratta il progetto della nuova Piazza già cantierata. Il problema? Secondo il prof Salvatore Settis, ex direttore della Scuola Normale ed archeologo, la Piazza è troppo lastrica ed è convessa invece che concava. Il Vasari cioè lastricò solo due strade che attraversavano la piazza e tutto il resto era in terra battuta. Ma non solo. Sempre il celebre cortigiano di Cosimo Iº dei Medici fece una piazza concava mentre il progetto ora è di farla leggermente convessa. Vittorio Sgarbi non solo è d’accordo con Settis ma è deciso a far uscire dalle cittadine, la singolar tenzone a colpi di pietre, arrivando fino al Parlamento dopo essere passato prima da Michele Santoro su Rtv38.
Si sa che a Pisa, nel centro storico, «non si muove foglia che la Soprintendenza non voglia». E quindi è necessario partire da Guglielmo Malchiodi, soprintendente per 12 anni, che ha seguito tutto l’iter del progetto. «Della pavimentazione della Piazza - dice - si è discusso per dieci anni e questa ultima soluzione adottata esalta la convergenza delle direttrici delle strade legando a sé i palazzi che si affacciano nella piazza. Mi si mostrino poi i disegni del Vasari dove c’erano solo due strade lastricate».
Dario Matteoni è invece l’attuale soprintendente. «Settis fa bene a esprimere la sua opinione che è sicuramente autorevole - osserva Matteoni - ma se vogliamo rispettare in pieno il rigore filologico allora, ad esempio, si dovrebbero abbassare di diversi metri tutte le strade della Pisa contemporanea per riportarle al livello della Pisa medievale». Come dire che è necessario sempre un temperamento ed un equilibrio tra esigenze conservative e di contemporaneità.
Ne è convinta anche Marta Ciafaloni, architetto e funzionario della Soprintendenza: «Ho seguito il progetto e sono serena. Abbiamo tenuto in conto una visione di insieme che comprendeva anche la lastricatura già in atto di tutte le strade confluenti alla piazza che è di per sé molto irregolare e una pavimentazione diversa avrebbe aumentato questa sua irregolarità».
Tutto il progetto (il cui rendering definitivo è pubblico dal 2007) è stato seguito, concertato e discusso pubblicamente per anni. Il Comune ne teneva le fila, come ricorda l’assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli. «E’ vero che Settis aveva fatto delle osservazioni in sede di confronto tra i vari progetti - ricorda l’assessore - ma è pur vero che dovrebbe prendere atto che decine di tecnici e docenti hanno scelto un’altra strada. E in ogni caso, non potevamo fare una piazza “concava” perché a 15 cm dalla superficie stradale, ci sono reperti archeologici».
Il progetto della nuova Piazza inoltre, ancor prima di essere messo a gara, fu portato all’attenzione del nuovo direttore della Normale Fabio Beltram che stando a quanto riferito dal Comune, si disse soddisfatto del progetto.
Monsignor Aldo Armani, rettore della Chiesa di Santo Stefano è responsabile dei restauri di cinque chiese pisane. «Mi sembra una polemica un po’ fuori tempo massimo - dice - è un piangere sul latte versato. Anch’io visionai il progetto e non avrei esitato ad obiettare se mi avessero messo innanzi un progetto di scarsa attinenza filologica e di rispetto alla storia della Piazza».
Il professor Piero Pierotti, docente di storia dell’architettura per 50 anni, è l’attuale presidente di Artwatch: «Il grigiore di quel tipo di pietra non è filologicamente corretto ma la lastricatura dell’intera piazza non è di per sé sbagliata. E non dimentichiamoci che le piazze vennero lastricate per la prima volta nel 1517 per permettere alla carrozze di passare e furono lastricate per motivi funzionali».
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