Il Tirreno

Pisa

I pendolari di “rifiuto selvaggio”

I pendolari di “rifiuto selvaggio”

Oltre 130 multe, il 90% viene dai paesi vicini e lascia la spazzatura nei primi cassonetti di Pisa. Ecco le foto che li incastrano

3 MINUTI DI LETTURA





di Gianluca Campanella

PISA

Li chiamano “pendolari dei rifiuti”. Sono persone che vivono a Vecchiano e San Giuliano, ma spesso lavorano a Pisa. E nel loro viaggio quotidiano verso il capoluogo approfittano per scaricare oltre confine la spazzatura che hanno in casa, perché in quei comuni vige la raccolta porta a porta e a Pisa no. Se c’era qualche dubbio sull’entità del fenomeno, i numeri forniti dalla polizia municipale li eliminano: sono oltre 130 le multe fatte nel 2011 per abbandono incontrollato di rifiuti nel territorio comunale e il 90% è addebitabile a persone provenienti da fuori Pisa.

Chi vive a San Giuliano e Vecchiano, dove c’è il porta a porta, e viene a lavorare la mattina in città, preferisce caricare in auto la spazzatura e lasciarla al primo bidone che trova nel capoluogo, visto che nei due paesi non ci sono più isole ecologiche, né bidoni.

Sembra una storia neppure degna di nota, fino a quando non si mettono a fuoco due particolari. Il primo: gli autori di questi gesti sono spinti dalla comodità di potersi liberare il prima possibile dei propri scarti senza aspettare l’orario previsto nel proprio comune per la raccolta porta a porta (fuori fascia è vietato). L’effetto collaterale è che San Giuliano o Vecchiano producono rifiuti, Pisa paga il servizio. Secondo punto: se i pendolari dei rifiuti avessero comportamenti un minimo civili, forse il fenomeno non sarebbe stato neppure scoperto. Si sarebbe notato un incremento della produzione di immondizia a Pisa e sarebbe stato attribuito al consumismo selvaggio che spinge a comprare, usare e subito dopo buttare. Il problema è che i “forestieri” hanno fretta di andare a lavoro e (forse) paura di essere beccati. Quasi tutti allora non aprono neppure il cassonetto, ma lasciano i sacchi a terra. Risultato: le vie d’accesso alla città sono discariche a cielo aperto. In principio (inizio del 2011) era via San Jacopo, poi poco a poco si sono aggiunte tutte le altre. La macchina da guerra del Comune si è messa in moto: mozioni del consigliere Carmine Zappacosta, dichiarazioni al veleno contro i “federalisti della spazzatura” da parte dell’assessore all’ambiente Federico Eligi. E appostamenti in borghese della polizia municipale: «Sono 500 euro, concilia?». Ecco, a botte di 500 alla volta, il Comune è arrivato a 65mila euro: poco rispetto a quanto costano i turni continui della ditta Avr, il global service che va a ripulire le strade. Il vice comandante della municipale, Tiziana Lensi, racconta la scena tipica al momento della contestazione, che «è difficile che sia immediata: ci dicono “Non ero io”, ma la targa dell’auto è quella e non ci sono altre tattiche difensive» di fronte alla foto inequivocabile. Fosse anche stata la nonna, paga il titolare e si rifarà sull’anziana signora.

La novità degli ultimi giorni è che all’altezza del cartello “Benvenuti a Pisa”, in via San Jacopo è stata rimossa tutta l’isola ecologica, per provare a scoraggiare il pendolare. E questi deve aver pensato: «Poco importa, butto la monnezza a quello dopo!». Detto, fatto: trecento metri più avanti, ai primi cassonetti che si incontrano inoltrandosi verso il centro, c’è un inedito degrado. Lensi non si scompone: «Saremo ancora più pervicaci».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web