Proteste
Associazioni, il Comune non usi due pesi e due misure
Nella nostra riflessione come Amici di Pisa sulle associazioni culturali pisane facciamo un passo indietro, al 30 dicembre, quando il sindaco Marco Filippeschi con l’assessore alla Cultura Silvia...
Nella nostra riflessione come Amici di Pisa sulle associazioni culturali pisane facciamo un passo indietro, al 30 dicembre, quando il sindaco Marco Filippeschi con l’assessore alla Cultura Silvia Panichi le hanno incontrate al Centro Sms per gli auguri di fine anno e per tracciare una valutazione sull’operato dell’assai composito mondo associativo della cultura pisana. È stata un’analisi sincera quella fatta dall’amministrazione comunale in cui si è riconosciuto il grandissimo sforzo delle singole associazioni culturali circa l’attività di promozione delle conoscenze di temi spesso riferiti alla realtà locale nelle sue molteplici sfaccettature. Il sindaco Filippeschi poi ha concluso il suo intervento garantendo trasparenza e rispetto della legge nell’accesso ai contributi. Infatti, è stato bandito un modesto finanziamento di 20.000 euro per i progetti da completarsi entro fine giugno a sostegno delle associazioni culturali. Si dirà che è meglio di niente, certo. Ma si dirà anche (noi, per esempio) che non si può continuare a creare figli e figliastri. Il Comune di Pisa da tempo crea, per logoramento, grosse ingiustizie sociali e vergognosi classismi di accesso sia ai finanziamenti pubblici che alle strutture pubbliche, operando scelte basate di fatto sull’ideologia politica.
Pisa è stata negli anni incredibilmente generosa verso realtà associative giovanili: ben tre centri sociali sono nati e prosperati con l’aiuto comunale. E per farlo non si è badato a spese. Purtroppo, però, tante sono le associazioni culturali pisane prive di una sede, i cui soci salgono di sera in macchina per fare 30 chilometri per prepararsi ad eventi a cui un po’ superficialmente applaudiamo. O per riunirsi nei direttivi quando in casa dell’uno o dell’altro socio perché due stanze costano troppo e il Comune non le vuole fornire. Tantissime sono poi le associazioni culturali che rimettono di tasca propria per stamparsi volantini, locandine, affrancature, suolo pubblico, accessi alle Ztl e depliant.
Chiediamo che il Comune, ben conscio di questa realtà, inizi a riposizionare le priorità nelle scelte associative separando chi ha preso sempre da chi ci ha sempre rimesso nell’assegnazione di strutture pubbliche, logistica e funzionalità. Chi ha rimesso (la totalità delle associazioni culturali pisane) merita l’aiuto dell’amministrazione comunale, così come chi si è sempre sottratto alla indecente gara a chi prepotentemente urla di più.
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