Il Tirreno

Pisa

Catturato a Casoria l’evaso Era a casa della compagna

Catturato a Casoria l’evaso Era a casa della compagna

Preso dai carabinieri nove giorni dopo la rocambolesca fuga dal Don Bosco I militari controllavano da giorni i parenti del latitante che era fuggito da Pisa

3 MINUTI DI LETTURA





di Candida Virgone

PISA

Preso. Catturato dai carabinieri nove giorni dopo la sua fuga dal carcere Don Bosco di Pisa. Catturato dove? Guarda un po’: a Casoria, a casa della compagna, secondo un canone classico. È finita così la rocambolesca fuga di Francesco Zazzaro, quarantenne napoletano in carcere per uan serie di rapine in gioiellerie del Centro-Nord, evaso da Pisa nella notte fra l’8 e il 9 gennaio scorsi dopo aver scavato un buco nel muro della cella del centro clinico del carcere, dove era ricoverato con altri quattro detenuti, ed aver scavalcato il doppio muro di cinta col più antico dei metodi, quello delle lenzuola annodate.

È andata peggio al suo complice, un ragazzo marocchino di 27 anni, Mounir Boughera, l’unico che lo aveva seguito: sotto il suo peso infatti le lenzuola avevano ceduto spezzandosi ed il ragazzo era rimasto a terra con la gamba sinistra rotta. A prenderlo sono stati i carabinieri della compagnia di Casoria : sin dal momento della sua evasione i carabinieri della tenenza di Caivano tenevano d’occhio i familiari pedinandoli e controllando i posti che più spesso frequentano. la loro attenzione si è concentrata in particolare a Melito, dove vive la sua famiglia, e nella popolosa area residenziale del Parco Verde di Caivano. E ieri mattina, col supporto di unità cinofile e dei colleghi di Crispano, Grumo Nevano ed Arpino di Casoria, hanno iniziato ispezioni per blocchi di edifici con la rimozioen di ostacoli fissi. In particolare, dopo aver abbattuto una porta blindata, sono entrati a casa della compagna del latitante, uan donna di 42 anni, sorprendendo Azzaro, che non ha opposto resistenza.

Ha espresso ampia soddisfazioen per l’arresto la segreteria nazionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il Sappe. Osserva il segretario nazionale, Giovanni Schiavone: «Tempestivo e capillare il coordinamento delle ricerche che ha visto un forte spiegamento di uomini e mezzi da parte delle forze dell’ordine, che oggi assicurano, nuovamente, alle patrie galere un finto malato, ragion per cui si trovava a Pisa, detenuto al Centro clinico. Il Sinappe della Toscana si complimenta con tutti gli apparati dello Stato che anche questa volta hanno assicurato alla giustizia, grazie al loro brillante operato, un soggetto che dovrà pagare il proprio conto alla società civile».

Il sindacato polemizza sui finti malati, come altri sindacati avevano polemizzato nei giorni scorsi mettendo sotto accusa la troppa libertà che alcuni godrebbero nelle carceri italiane.

In particolare i sindacati degli agenti penitenziari hanno lamentanto il mancato funzionamento dell’allarme antiscavalcamento, che aveva già portato ad un’altra evasione di due pericolosi criminali albanesi appena diciotto mesi fa e che aveva visto una tentata evasione lo scorso settembre. «Purtroppo - aveva commentato la dirigente regionale del Dpa, Maria Pia Giuffrida - tutte le carceri italiane hanno carenze strutturali, mentre si assiste adun continuo ed esponenziale taglio di fondi, che porta a contare soprattutto più sulle risorse umane che non sui mezzi tecnici».

Si attendono ora i risultati delle due inchieste sul caso che corrono parallele, quella della procura di Pisa, diretta dal pm Annarita Colellacci, e quella del Diartimento amministrazione penitenziaria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa