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Pisa

Caro acqua, pioggia di proteste

Caro acqua, pioggia di proteste

Corre su Internet la rabbia dei cittadini, ma l’Ato2 si difende: «Dobbiamo fare investimenti strategici»

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di Gianluca Campanella

PISA

Sul sito del “Tirreno” da qualche giorno i lettori protestano: «A Pisa l’acqua è troppo cara». E i dati danno loro ragione: In Toscana solo ad Arezzo si paga di più (3 centesimi di differenza a metro cubo).

Bisogna fare qualche precisazione. La prima: la regione è divisa in sei Ato (Autorità di ambito territoriale ottimale), i controllori pubblici della distribuzione dell’acqua. Tutti gli utenti dei 57 Comuni compresi nel territorio dell’Ato 2 “Basso Valdarno” pagano la stessa tariffa: quindi Pisa è in compagnia. Altro punto importante: sono le Ato a decidere le tariffe; poi è il gestore ad applicarle. Nell’Ato 2 il gestore è Acque spa (privato al 45%), che ha la rete in concessione fino al 2021 con probabile proroga di altri cinque anni.

I partiti Sel, Rifondazione e Idv contestano proprio questo progetto: significa garantire per altri 5 anni remunerazione del capitale all’azienda, nonostante che il referendum di giugno scorso l’abbia abrogata. In ciò sono appoggiati dai comitati su “acqua bene pubblico”.

Acque spa spiega la situazione in modo diverso: una delle voci più importanti nella composizione della tariffa è il piano di investimenti; ora siamo a metà del ventennio di concessione e dei 651 milioni previsti ne sono stati spesi circa 400 per gli interventi sulla rete. Il resto fino al 2021; è l’Ato a chiedere di estendere i lavori.

Le altre due voci che incidono sul prezzo in bolletta sono il costo energetico per l’approvvigionamento della risorsa idrica e quello di potabilizzazione. In pratica, quanto più è profonda la falda da cui si preleva l’acqua e quanto più la materia prima è “sporca”, tanto più si spende per far arrivare il liquido nei rubinetti. Per fortuna, nel nostro territorio l’acqua di partenza è di buona qualità da un punto di vista microbiologico, altrimenti il suo costo sarebbe maggiore. Ne deriva che il grosso della spesa è per il recupero degli investimenti: la legge Galli prevede che questi siano a carico dei cittadini. E all’Ato 2 specificano che bisogna «attuare una serie di interventi definiti strategici»: per esempio, il “Tubone” nel comprensorio del cuoio e tante opere lungo il corso del Serchio.

Il territorio dell’Ato 2 è molto vasto e i 57 Comuni compresi appartengono a cinque province: Pisa, Pistoia, Firenze, Lucca e Siena. Alla base del progetto di accordare altri cinque anni di concessione ad Acque c’è proprio questo programma di lavori. A complicare il quadro c’è la legge regionale 69/2011 che ha sancito l’unificazione delle sei Ato: il processo è già partito ed entro giugno dovrebbero essere definiti gli organi del nuovo soggetto: direttore, assemblea e revisori. In prospettiva, la tendenza potrebbe essere quella di unificare le tariffe, in modo che tutti gli investimenti si spalmino in parti uguali sui i cittadini toscani. Ma i tempi non sono immediati: l’ultima concessione a scadere è quella dell’Ato 1, che termina nel 2034. Fino a quel momento il gestore ha i suoi diritti inviolabili. A meno che il governo nei prossimi mesi chiarisca che il risultato del referendum dello scorso giugno sia retroattivo: in quel caso tante certezze sarebbero messe in forse.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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