Il Tirreno

Pisa

Aumentano i negozi, ma non gli affari

Positivo il saldo tra aperture e chiusure grazie a chi ha perso il lavoro e agli stranieri. Le vendite però diminuiscono

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di Daniele Benvenuti

PISA

Calo delle vendite, perdita della fiducia dei consumatori, ma aumento del numero delle attività commerciali. Questo il quadro, singolare, del commercio nella nostra provincia secondo l'Ufficio studi e statistica della Camera di commercio, relativo al terzo trimestre 2011. Rispetto allo stesso periodo del 2010, aumenta il numero delle attività commerciali con un +4,0%, pari ad una crescita di 318 unità. Il dato segna un'accelerazione rispetto al già consistente +2,6% messo a segno nel secondo trimestre del 2011. «L'aumento delle attività commerciali non è purtroppo un bel segnale - spiega Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio -. Il commercio sta diventando il settore di rifugio per coloro che sono rimasti senza lavoro o vedono la loro attività a rischio. Questo crea, spesso, la nascita di attività improvvisate destinate al fallimento, considerando il periodo di crisi».

Entrando nel dettaglio delle cifre, dal settembre 2010 al settembre 2011, l'incremento maggiore è stato per il commercio al dettaglio non alimentare che ha registrato una crescita di 303 attività. Decisamente più contenuta, invece, la crescita del commercio al dettaglio alimentare (+6); gli ipermercati, supermercati e grandi magazzini perdono 2 unità. Tra gli alimentari, avanzano gli esercizi specializzati (+8 unità), mentre continua a ridursi il numero dei minimercati (-3). Per quanto riguarda il non alimentare, diminuiscono i negozi di abbigliamento e accessori (-7), mentre i negozi che vendono prodotti per la casa ed elettrodomestici, avanzano di 4. Tra gli altri prodotti non alimentari, a crescere, è soprattutto il commercio al dettaglio ambulante (+229), il vero motore della crescita delle aziende operanti nel commercio al dettaglio che rappresentano ormai oltre un quarto del settore.

«Il commercio è diventato il rifugio per coloro che si sono ritrovati senza lavoro - afferma Marco Sbrana, direttore di Confesercenti -, per i giovani che non trovano occupazione e per gli stranieri regolari. Numeri che evidenziano un aumento davvero notevole, a fronte di un calo evidente dei fatturati. Situazione difficile che crea problemi ai nuovi e peggiora la difficile gestione delle attività presenti».

L’aumento dei negozi, infatti, stride con una perdita di fiducia dei consumatori e con il calo delle vendite. Sempre secondo la Camera di commercio, infatti, la variazione tendenziale registrata dalle vendite al dettaglio delle aziende commerciali con dipendenti della provincia di Pisa è del meno 4,1%; Pisa si posiziona non solo al di sotto della media nazionale (-3,1%) e regionale (-2,4%) ma, addirittura, all'ultimo posto tra le dieci province della Toscana. A determinare questo poco invidiabile risultato contribuiscono, a livello di tipologia distributiva, non solo la piccola unità commerciale, che lascia sul terreno il 5,1% del proprio giro d'affari, ma anche la media, le cui vendite sono risultate in flessione del 6,4%. Complessa anche la situazione della grande distribuzione (unità con 20 addetti e oltre) che, bissando il risultato del secondo trimestre, mette a segno una contrazione dell'1,2%. Sebbene tutti i comparti merceologici facciano segnare un peggioramento rispetto al secondo trimestre, è dal non-alimentare che proviene la contrazione più consistente (-5,4%). Anche l'alimentare passa comunque dal -0,1% al -3,1%.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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