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Pisa

«Museo frenato da troppa burocrazia»

«Museo frenato da troppa burocrazia»

L’on. Paolo Fontanelli: in Italia i settori del turismo e dei beni culturali non sanno dialogare e manca una strategia

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di Francesco Loi

PISA

Un’Italia che ragiona a compartimenti stagni, incapace di darsi una strategia che unisce, nella giusta sinergia, il settore dei beni culturali e del turismo. E’ qui, tra burocrazia soffocante e miopia, che il Museo delle antiche navi e il suo decollo si sono fermati dopo lo slancio dovuto alla meraviglia dell’eccezionale scoperta.

Così l’on. Paolo Fontanelli vede quanto è accaduto intorno al grande progetto degli Arsenali Medicei. Quello di Fontanelli è un osservatorio privilegiato, diretto: alla fine del 1998, quando le navi e tutto il resto uscirono fuori dagli scavi della stazione di Pisa San Rossore, era agli ultimi giorni del ballottaggio per diventare sindaco. Quando arrivò la notizia, Fontanelli andò sul luogo del ritrovamento con il sindaco uscente, Piero Floriani.

Il passato. «La prima cosa che vidi - ricorda - era una bellissima nave lunga, nell’angolo più vicino alla stazione, in parte tagliata dalle palancole che reggevano il terreno». Le preoccupazioni iniziali di Fontanelli sindaco furono proprio per la gestione del ritrovamento. C’erano infatti le Ferrovie che si ritrovarono stoppati i lavori di costruzione del nuovo centro direzionale; e c’era il timore che la sovrintendenza archeologica, che ha sede a Firenze, portasse via il tesoro da Pisa.

«Lavorammo subito in questa doppia direzione - prosegue il deputato -. L’assessore Dario Franchini s’impegnò a trovare un’alternativa per le Ferrovie, mentre, dall’altro lato, dovevamo metterci al riparo da ogni sorpresa individuando rapidamente una soluzione per una sede museale a Pisa delle navi». Vennero subito in mente gli Arsenali Medicei, che però avevano già un’altra destinazione: dovevano diventare la sede del Dipartimento di storia dell’arte dell’Università.

Si aprì quindi un tavolo, con il rettore Modica e la soprintendenza pisana, per uno sbocco condiviso. L’Università rinunciò e, precisa Fontanelli, «il 18 aprile 2001 si firmò, con Giuliano Amato, uno specifico accordo di programma».

Fu proprio in quel contesto che si inserì un tema ancora oggi di sicura attualità: il progetto delle caserme. «Di fronte alla scoperta e alle grandi potenzialità del museo - dice Fontanelli - dovevamo garantire possibilità di fruizione adeguate, in senso anzitutto turistico e dei servizi: così la caserma Bechi Luserna, da trasformare nel terminal turistico cittadino, entrò nei programmi».

E’ questa un’idea di sviluppo della città che resiste e che sembra aver trovato nuovo slancio dopo i contatti dei giorni scorsi con il governo Monti. Aprire le porte di Pisa in zona Cittadella, così da valorizzare, di conseguenza, l’intero sistema museale dei lungarni.

Le prospettive. Peccato che siamo ancora al punto di partenza, smosso almeno dai 4 milioni di euro arrivati a giugno sotto il ministro Galan. Fontanelli riassume: «Il problema delle risorse economiche si trascina da anni, ma non è solo quello. Il ministero dei Beni culturali lavora con troppa lentezza ed eccessiva burocrazia. Doveva essere messo un soprintendente apposito per superare questi ostacoli». Il ragionamento di Fontanelli è anche più ampio: «Vicende come queste mettono in evidenza le difficoltà della politica ad integrare, in questo caso, il turismo con i beni culturali. Non sono due mondi distinti, al contrario. Ma non c’è una visione, una strategia in grado di valorizzare l’uno e l’altro. Eppure l’importanza di questa scoperta avrebbe dato una forza enorme a Pisa, alla Toscana e all’Italia».

Fontanelli pensa a come, in Danimarca e Norvegia, stanno sfruttando al meglio i musei dedicati alle navi vichinghe: «Ci sono stato, i flussi turistici sono notevolissimi». Perchè, in Italia, non si agisce con la stessa determinazione a fronte di un’occasione come questa? E’ la domanda che Fontanelli gira un po’ a tutti.

«So che c’è il problema dei soldi. Ma davanti ad una potenzialità e una ricchezza simile uno sforzo va fatto. La gestione di un museo così è sicuramente dispendiosa, credo che una soluzione sia il coinvolgimento dei privati e delle fondazioni bancarie. Il ministero deve aprirsi a queste modalità e Pisa può essere un’esperienza importante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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