Attenzione
Sarebbe un museo unico al mondo
Del Corso: «Dopo le passerelle dei politici, non perdiamo questa occasione». Si attendono i lavori all’Arsenale
di Francesco Loi
PISA
All'inizio della prossima settimana il sindaco Marco Filippeschi sarà a Roma per sapere qualcosa di più sul destino del Museo delle navi antiche che non riesce a decollare; e che per questo è già stato definito uno spreco, se non altro come opportunità che ancora non viene colta e che potrebbe alimentare, invece, le ambizioni di ulteriore sviluppo turistico e culturale della città.
Tra coloro che sono in prima fila ad aspettare l'esito dell'incontro, oltre al Tirreno che appoggia l'iniziativa, c'è il presidente dell'associazione Amici dei Musei, Mauro Del Corso, che è anche presidente della Federazione italiana degli Amici dei Musei.
Del Corso era stato il promotore della petizione che, all'inizio del 2001 e con il sostegno del nostro giornale, era riuscita a raccogliere quasi tremila firme per richiedere l'inserimento del sito archeologico di San Rossore nella lista dell'Unesco come luogo patrimonio dell'umanità.
«Noi siamo pronti a sostenere ogni iniziativa che miri alla valorizzazione del sito e del Museo», dice Del Corso. Che subito aggiunge una sottolineatura importante: «Ma l'obiettivo non si deve fermare a questo, poichè occorre contestualmente puntare, da un lato, alla realizzazione del Museo; e, dall'altro, alla gestione dello stesso. Se anche si riuscisse a sbloccare il Museo ci si deve chiedere subito: chi lo gestisce? Di chi sarà la proprietà? Supponendo che sarà lo Stato, come probabile, dovrà dunque provenire da lì il sostegno. Il rischio che dobbiamo scongiurare è che si trasformi in una cattedrale nel deserto».
Per gli Amici dei Musei, quindi, è fondamentale che realizzazione e gestione della struttura espositiva procedano di pari passo. «Dovrà essere - aggiunge Del Corso - un museo con percorsi multimediali e predisposto come luogo della società e della città, con un punto ristorazione, una biblioteca, magari un auditorium».
L'ipotesi prevalente è che quello degli Arsenali Medicei possa diventare un museo archeologico nazionale. «Ma ci sono anche ulteriori ipotesi - spiega Del Corso - attuate con risultati positivi in altre zone d'Italia. Il primo esempio è la fondazione di partecipazione, con sinergia pubblico-privata, che governa il Museo Egizio di Torino. Mi sembra infatti chiara l'opportunità di una compartecipazione, considerata la complessa contingenza economica generale. E penso che proprio la rilevanza assoluta possa fungere da stimolo ed incentivo per una partecipazione privata».
Al proposito ci sono alcuni distinguo essenziali. «Un museo non deve necessariamente lavorare in attivo, non deve seguire le logiche stringenti di un'azienda: il suo attivo deve derivare dall'indotto sul territorio, con riflessi dunque sul movimento turistico, sulla ricettività alberghiera, sull'occupazione».
Per gli Amici dei Musei, che ben ricordano alla luce del fresco ritrovamento dei reperti «le passerelle dei politici e degli accademici», è fondamentale che venga riconosciuta ai massimi livelli «l'unicità mondiale di un insieme di ritrovamenti che documenta, anche al di là delle imbarcazioni, la navigazione, la vita di bordo, i traffici e il commercio del tempo». La missione a Roma del sindaco Filippeschi può battere proprio su questo tasto.
Intanto anche gli Amici dei Musei attendono di sapere quando inizieranno i lavori di rifacimento della facciata degli Arsenali Medicei, primo passo per l'allestimento del museo, dopo che nell'incontro organizzato a metà dicembre dalla stessa associazione Mariarosa Barbera, soprintendente regionale ai beni archeologici, aveva annunciato la prossima apertura del cantiere per arrivare all'avvio della struttura «non prima di due anni».
«Il museo - conclude Del Corso lanciando un'altra idea - avrà quotidiane esigenze di sostegno. Per questo insistiamo nel chiedere che le questioni della gestione vengano affrontate e stabilite da subito, e che venga riconosciuta e valorizzata la sua valenza mondiale. Così si potrebbero attirare anche collaborazioni internazionali: penso a quella grande compagnia televisiva del Giappone che ha sostenuto i lavori alla Cappella Sistina in cambio dell'esclusiva per la ripresa delle operazioni. Chissà che qualcosa del genere non possa essere replicata anche da noi. Ma la città, con le sue tre prestigiose Università in testa, deve muoversi con decisione su tali fronti».
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