Il Tirreno

Pisa

Gli evasi in cella con altri tre reclusi

Candida Virgone
Gli evasi in cella con altri tre reclusi

Per qualcuno il buco è opera di una notte, per altri ha richiesto giorni di lavoro

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Erano in cinque nella cella del centro clinico del carcere in cui è stato fatto il buco, Azzaro, Boughera ed altri tre pazienti.  Solo i primi due si sono avventurati nel rocambolesco viaggio alla ricerca della libertà, gli altri tre, la cui condizione di salute non è nota, sarebbero rimasti al loro posto.  E nessuno, dall'esterno del centro clinico, si sarebbe accorto della parete bucata o di sconnessioni nel muro. Un piano ben congegnato, ma che ha avuto dalla sua, quantomeno per Azzaro, oltre ad un sostegno umano, anche una notevole dose di fortuna. Nessuno ha parlato, nessuno ha visto, le lenzuola almeno fino ad un certo punto hanno svolto la loro funzione.  Se l'abate Faria sbagliò i conti nel castello d'If e sbucò nella cella di Edmond Dantes, che fuggì nel mondo diventando il vendicativo conte di Montecristo, i due detenuti i conti se li sono fatti bene e hanno avuto l'accesso al posto giusto, smantellando una parete in pietra a poco a poco e approdando nell'annoso cantiere per il nuovo centro clinico del carcere, che non si sa quando vedrà la luce, visti i continui tagli alla spesa pubblica.  Il buco, lungo più di quaranta centimetri, è stato fatto a circa quarantacinque centimetri dal pavimento e poi sarebbe stato nascosto alla vista o con un mobiletto o con uno dei poster che arredano la stanza. Secondo alcuni deve aver richiesto molto tempo, impegnando i due reclusi presumibilmente quando è più possibile agire indisturbati, col favore del buio; per qualcun altro potrebbe anche essere opera (ma sembra strano e improbabile) di una sola notte. Nella cella sono stati sequestrati tutti i possibili oggetti serviti all'azione, mentre si indaga su che fine possa aver fatto il materiale che pure è uscito dalle risultanze dello scavo casalingo.  Il traforo ha consentito la seconda evasione nel giro di diciotto mesi, dopo quella di due giovanissimi criminali albanesi, avvenuta in pieno giorno il 26 luglio del 2010. Ma un'altra, dicono i sindacati della polizia penitenziaria, era stata tentata anche a settembre scorso. Tre le persone, dunque, che in un anno e mezzo sono riuscite a scappare dal Don Bosco col sistema più antico e più romantico, retaggio letterario d'altri tempi, quello appunto delle lenzuola annodate. E sarebbero stati quattro gli evasi se l'improvvisato cordone, sottoposto evidentemente ad infiniti sforzi, non avesse ceduto facendo precipitare il ragazzo marocchino, finito in carcere per spaccio di droga.  Sotto accusa in questo caso il servizio di guardia sulle mura da parte di due sentinelle. Secondo gli inquirenti i detenuti avrebbero atteso il momento in cui il controllo si sarebbe spostato sull'altro lato del perimetro che circonda il carcere. Per il momento dal sostituto procuratore Annarita Coltellacci, che ha in carico l'inchiesta, non è stata avanzata alcuna ipotesi di reato, tranne quella che riguarda i due reclusi.  Intanto è caccia a Francesco Azzaro: gli inquirenti raccomandano, a chi potesse incontrarlo o lo riconoscesse in giro, di non prendere iniziative personali e di rivolgersi a polizia o carabinieri. È probabile però che l'uomo possa essersi diretto proprio in Campania, dove potrebbe godere di appoggi e protezione.  Inquietanti come sempre i numeri sul sovraffollamento nelle carceri. Pisa oscilla mediamente fra i 360 e i 400 detenuti a fronte di una capienza di 225, col 50% in attesa di giudizio definitivo. E nel 2010, in Toscana - ricordano i sindacati della polizia penitenziaria - 4 detenuti si sono uccisi, 171 sono stati salvati dagli agenti, 792 hanno compiuto atti di autolesionismo e 335 si sono feriti da soli. Sette sono morti per cause naturali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa