Sicurezza
Quanti tradimenti dai registi presuntuosi
Giampaolo Testi
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A sinistra, pubblico in platea al Verdi per unopera Sopra, la cantante pisana Cesy Broggini Torna la "Bohème" al Verdi, evento della stagione operistica
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PISA. Sabato 14 gennaio al Verdi c'è la prima di "Bohème". Ad avere la pretesa di dire qualcosa sulla "Bohème" di Puccini c'è da vergognarsi. Come avrebbe dovuto vergognarsi quello spettatore che all'ultima "Bohème" al Verdi, con una torcia-faro, da un palco di primo ordine, seguiva il libretto recando altresì notevole disturbo a tutto il pubblico presente, talché pregai il capo della sicurezza a voler prendere provvedimenti. Mi riferì che ci volle, come suol dirsi, del bello e del buono: il "faroforo" si risentì aspramente dichiarando altezzoso: «Sa, noi intenditori...». "Intelligenti pauca" (agli intelligenti bastano poche parole). Se prima era da considerarsi un bischero, dopo quella risposta si dimostrò un perfetto trischero, così come Puccini appellava, talvolta, il suo figliolo. Ma, per me fondamentaltradizionalista codino-retrivo-conservatore-nisoneista quanto vi pare (in termini di spettacolo) avrebbe dovuto vergognarsi anche l'ultimo regista di quella "Bohème" che aveva costretto i cantanti a barcamenarsi sul tetto invece che in una soffitta, come prescrive il libretto. Un mio conoscente passionista, più severo di me, giustificò così quella messa in scena: «È logico, siccome quei cantanti, con le loro vocette gnaulano come gatti, è giusto che si esibiscano sul tetto». Ma, si sa, questi registi, «avanguardie fossili dal sesso pendolare» (i più non governano uno spettacolo ma creano un evento infischiandosi completamente delle indicazioni scritte sul libretto e del pensiero degli stessi autori. A tal proposito mi va di ricopiare qui quanto ebbe a scrivere, poco tempo fa, il prestigioso Maestro Wolfagang Sawallise: «Gran parte dei registi moderni non conosce la musica, non conosce la partitura. Molti, troppi registi moderni hanno dimenticato che in un'opera la musica e i cantanti sono al primo posto. La musica e il canto sono inclusi nell'opera. Certo sarebbe difficile presentare un'opera come un secolo fa. Ma questo non concede ai registi il diritto per interventi che non corrispondono alla musica. Sono contrario anche alle trasposizioni temporali delle opere. Un compositore come Puccini o Mozart o Beethoven o Verdi, per una scena diversa, avrebbe scritto una musica diversa. Loro hanno immaginato sulla scena una situazione molto precisa e hanno scritto la musica di conseguenza. Ora non possiamo cambiare la scena. Dobbiamo rispettare il testo». Di tale parere è anche il regista toscano Franzo Zeffirelli, non lo riporto ma, giuro sulla tomba der mi' povero nonno, che è così. Secondo il mio modestissimo parere (come dicono i boriosi) i registi dovrebbero stare molto attenti alle indicazioni (si potrebbe dire di regia) riportate dal testo. (In soffitta. Ampia finestra dalla quale si scorge una distesa di tetti coperti di neve. A sinistra, un camino. Una tavola, un letto, un armadietto, una piccola libreria, quattro sedie, un cavalletto da pittore...). Ecco, questa volta dovrei vergognarmi io, se avessi la dabbenaggine di ricopiare tutte le righe in corsivo stampate sul libretto al primo atto di Bohème. Una per tutte. Scrive il maestro Luigi Ricci, che insieme al sor Giacomo curava l'allestimento delle sue opere. Quando Mimì bussa alla porta della soffitta «ora è invalso l'uso di addolcire il "Chi è là" di Rodolfo in una languida estenuata atmosfera. Tutto il contrario - rimbeccava il maestro - proprio perché qualcuno ha turbato il suo trasognamento, Rodolfo interroga forte e seccato per sapere chi è il seccatore». Non sa mica che di là dall'uscio c'è una ragazza. Non ho mai sentito un regista fare questa semplice osservazione. Per la verità, nemmeno un direttore d'orchestra salvo il maestro Umberto Cattini al tenero Giacomo Aragall nella nostra stagione lirica del '73. E così qualcosa ho detto sulla "Bohème" senza, ritengo, dovermi vergognare. Ma un'ultima cosa la debbo ricordare: quelle recite del 1948. Debutto della concittadina Cesy Broggini, e tutti pisani gli altri: Bruno Landi, Rodolfo, tenore di Volterra, Marcello Rossi, Marcello, baritono di Porta a Piagge e Beppe Cassoli, Schounard, baritono di Porta a Lucca. Per l'irripetibile orgoglio di noartri pisesi.
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