Sicurezza
Quando per Bob Dylan ci vollero due militari per smuovere la città
Marco Barabotti
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Nicola Zaccardi alla Cittadella 5 MINUTI DI LETTURA
Le note del Metarock sono risuonate questa estate a ridosso delle mura repubblicane. Uno sposalizio tra la musica popolare affermatasi negli ultimi vent'anni a Pisa e il recupero degli antichi simboli della città. Una convivenza non casuale tra vecchio e nuovo. Un'armonia finalmente raggiunta, dopo alcuni decenni di incomprensioni, che segna il risveglio di una città che non ha solo un grande avvenire dietro le spalle, ma che guarda anche alle esigenze di un mondo giovanile ingigantito dalla presenza di tre Università d'eccellenza, quindi con una richiesta culturale sempre più esigente. Un quarto di secolo, poco più, di un festival Metarock che è stato un crescendo di eventi e qualità. Da Bob Dylan ai Liftiba, da Carmen Consoli a Ben Harper. Decine e decine di stelle sono salite sul palcoscenico e nelle piazze della città, tanti sono stati i talenti locali lanciati nel panorama nazionale e internazionale. Pratogonista di questa mezza rivoluzione musicale - i pisani, è risaputo, sono nostalgici melomani - è Nicola Zaccardi, un abruzzese di Vasto («a casa mia, da bambino, respiravo già l'aria pisana, visto che in questa città dove sono nato e cresciuto c'era una importante succursale della Saint Gobain di Porta a mare»). Era piovuto a Pisa verso la fine degli anni Settanta per fare Medicina. Zaccardi è da più di vent'anni direttore artistico del festival Metarock, oltre a essere produttore, promoter e organizzatore di spettacoli. «I primi anni pisani - dice - non furono facili. Tanto che piano piano abbandonai gli studi a Medicina e cambiai mestiere. Agli inizi degli anni Ottanta diventai obiettore di coscienza e scelsi di fare volontariato nell'Arci, occupandomi della organizzazione di eventi musicali con finalità politiche. In quell'ambiente c'era una grande aria di cambiamento. Nell'84 organizzai "AzaniaisComing", manifestazione politica contro l'apartheid in Sud Africa con la collaborazione di Linton Kwesy Johnson: fu l'inizio di un sodalizio pluridecennale». «L'idea del nuovo nella Pisa fine anni Ottanta - dice Zaccardi - fu recepita bene. La gente veniva numerosa ai concerti dei Liftiba e si notava uno stacco netto dalla cultura musicale di stampo tradizionale. Semmai era il mondo delle istituzioni a restare indietro: non percepiva l'aria nuova che stava prendendo il sopravvento in città». L'esempio emblematico più eclatante è quando Zaccardi, nel 1993, riuscì a portare a Pisa il mito di Bob Dylan. Di fronte a un mostro sacro del genere si pensava che si aprissero tutte le porte della città. Invece... «Mi furono negati prima lo Scotto e poi piazza dei Cavalieri. Si dovette ripiegare - dice Zaccardi - su un'area a ridosso del palazzetto dello sport. Incredibile ma vero: il concerto di Bob Dylan a Pisa fu possibile grazie a due assessori comunali di estrazione militare: un ex generale dell'aeronautica, Ugo Tonini e un ufficiale della 46.ma, Paolo Bellatalla. Piazza dei Cavalieri, negata a Bob Dylan, di lì a poco fu concessa a Massimo Di Cataldo. Queste sono le anomalie pisane che ho imparato a metabilizzare da un po' di anni. Che comunque non cambiano il giudizio positivo su questa città: non mi sono mai sentito solo né al tempo in cui ero studente fuori sede, né tanto meno oggi. I pisani di carattere sono chiusi, ma quando si aprono sanno essere generosi». Il rapporto con le istituzioni non è migliorato neppure tra la fine degli anni Novanta e per buona parte del primo decennio del Duemila. «Solo l'amministrazione provinciale, ai tempi di Nunes - dice - aveva recepito il discorso complessivo del profondo cambiamento della cultura musicale in città. Per fortuna oggi, col sindaco Filippeschi e con la Provincia stessa, il rapporto si è rinsaldato, pure in una situazione finanziaria disastrosa per tutti gli enti». Qual è il segreto del successo del Metarock a Pisa? «Non c'è nessun segreto - dice Zaccardi -, ma lo spirito costruttivo nel coinvolgere artisti di fama nazionale e internazionale insieme a quelli emergenti, arricchendo il panorama culturale della città. Nel contempo dare la possibilità ai giovani artisti della zona di interagire con star internazionali, operando allo stesso tempo con strutture, impianti e attrezzature. Questo modo di costruire professionalità sul campo, è l'unico che permetta un apprendimento degli standard di produzione internazionale, imparando a capire da vicino il ruolo delle varie figure professionali (fonici, tecnici, promoter locali, direttori di produzione). Insomma, la crescita musicale e culturale di un territorio passa per un confronto sia artistico che personale, per questo motivo il Metarock è un festival senza confini, né geografici e né artistici, sempre nel segno della cooperazione internazionale». Così la collaborazione stretta tra il Metarock pisano con Umbria Jazz «e con altra importanti esperienze senza confine», si è fatta più incalzante. «È un modo di crescere sempre di più - dice Zaccardi -, un interscambio con altre realtà che ha permesso di far crescere tanti talenti del nostro territorio: dagli Zen Circus a Petra Magoni, da Marzio Aricò agli Working Vibes, fino al nuovo fenomeno impostosi a livello nazionale, pur esprimendosi in vernacolo pisano, come i Gatti Mézzi». Il Metarock ha avuto senz'altro il merito di avvicinare maggiormente il mondo universitario alla città. «Gli studenti - dice Zaccardi - oggi si sentono meno separati dalla città reale. Il festival è stato in tutti questi anni un momento di riunione di questi due versanti, mettendo a confronto le infrastrutture e i servizi con le richieste artistiche e la crescita musicale di chi a Pisa ci vive, ci studia e ci lavora. Abbiamo 10mila iscritti ai vari Facebook di riferimento del Metarock festival, persone che si sono iscritte spontanemente desiderose di partecipare alla discussione e a farmi proposte del festival». E se la città coi progetti Piuss riscopre angoli antichi di grande suggestione, l'area del costruendo parco della Cittadella si candida a diventare il fulcro produttivo della musica popolare a Pisa. «Qui c'era il porto pisano - dice Zaccardi - e questa finestra sul mondo resterà tale, animandosi della musica di tutti i continenti. Per ora è un sogno: speriamo che diventi realtà».
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