Il Tirreno

Pisa

Una mamma racconta il suo inferno quotidiano con una figlia malata di mente e chiede aiuto alle istituzioni

«Noi, soli, ostaggio della malattia»

Candida Virgone
Uno scorcio del museo dell’ex ospedale psichiatrico di Volterra
◗
Uno scorcio del museo dell’ex ospedale psichiatrico di Volterra

Quando i farmaci non fanno più nulla e scatta la paura di una tragedia

3 MINUTI DI LETTURA





 PISA. «Per quanto si faccia, la malattia di mia figlia resta un problema solo mio». Lorella è una madre disperata, da quindici anni in lotta con i problemi di una ragazza oggi ventenne, Stefania. Stefania secondo la diagnosi medica è una psicotica, insomma una malata mentale. E i problemi mentali purtroppo oggi, come molte famiglie denunciano, restano chiusi fra quattro mura.  Tutto questo nonostante ciò che è stato fatto sul territorio dalla legge istituita grazie a Franco Basaglia in poi. La chiusura dei manicomi, spesso veri e propri lager, ha stabilito una pietra miliare per la società civile, e doveva esser seguita dall'apertura di strutture capaci di arginare il problema per non far pesare una piaga sociale interamente sulle famiglie. Di fatto, stando alle annose lamentele di chi con la follia combatte da una vita, non è stato proprio così e le strutture esistenti, evidentemente, se le famiglie si sentono sempre così pressate e abbandonate, non bastano a dare una mano a chi deve convivervi quotidianamente.  «I malati mentali - ribadisce Lorella - purtroppo sono un problema della famiglia, che però da sola non può farcela. Io sono stata poco bene ed ho avuto un grosso intervento chirurgico, mio marito è uscito ora da un tumore che fortunatamente ha avuto un esiso positivo, ma gli ha intaccato proprio le braccia e lavorare per lui diventa difficile. Se non ci fossero i nostri genitori a darci una mano non sapremmo come tirare avanti. Sopravviviamo a stento. Mia figlia ha fatto una lunga terapia farmacologica che fortunatamente ha avuto effetto sulla sua malattia, manifestatasi con chiarezza quando aveva cinque-sei anni. Da alcuni anni però le è stata sospesa perché nel tempo le ha causato danni cardiaci. È stata quindi sostituita con un'altra cura che non ha avuto l'effetto sperato. La ragazza va seguita continuamente, sente le voci e a volte non basta cercare di farla ragionare e ricondurla alla realtà, l'unico metodo che conosco per calmarla. Le esplosioni di rabbia e violenza - confessa Lorella fra le lacrime - sono continue, ma noi abbiamo anche un bambino di nove anni, una vera gioia, che vorremmo preservare da questo inferno quotidiano. Ultimamente ho chiesto una nuova cura e magari un ricovero in ospedale per sperimentare nuove possibilità, ma mi è stato detto che non è possibile. Non si trattava di una richiesta per avere una boccata di ossigeno o spostare il problema da casa in clinica, ma di una vera necessità. Per quanto siamo ottimamente seguiti dai servizi territoriali, dal Centro di sanità mentale e dai medici del Santa Chiara, vivo nel costante terrore che possa accaderci qualcosa, perché non sempre siamo all'altezza di arginare le esplosioni d'ira di mia figlia, che in quel momento è capace di qualcunque cosa».  «A tutto questo - sottolinea il fratello di Lorella, Gennaro - si aggiunge una situazione economica precaria. Non so che sarebbe di loro se non ci fossero i miei genitori. Ormai sono esaperati. Anche gli operatori sociali e le strutture di igiene mentale si trovano in imbarazzo a fornire consigli, data la grossa carenza legislativa, strutturale ed economica che, almeno noil, per quanto ci riguarda, viviamo. Mia nipote è ospite tre volte alla settimana di un centro diurno, ma non basta a sollevare la famiglia da questo peso e da legittime paure, a meno che non si voglia intervenire solo dopo una tragedia. Noi chiediano aiuto a chiunque possa in qualche modo venirci incontro». E noi giriamo l'appello di questa famiglia al teritorio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web