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Pisa

L’igienista scettico sulle ultime frontiere informatiche, sollecita più pulizia in ospedale e a casa

Macché tastiere autopulenti, lavatevi

Una bambina al computer e il prof. Privitera
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Una bambina al computer e il prof. Privitera

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 PISA. Parola d'ordine: lavarsi le mani, a casa come in ospedale. La più classica delle soluzioni per evitare le contaminazioni possibili da germi. Un rimedio antico quanto il mondo. Lo ribadisce il professor Gaetano Privitera, ordinario di igiene all'università di Pisa, interpellato sulla notizia dell'arrivo dagli States, importatori fissi di novità, di un nuovo tipo di tastiera per computer, da usarsi soprattutto in ambiente medico, capace di sterilizzarsi da sola ed approvata dalla Fda, la Food and drug administratio. Il nuovo gioiello della tecnica si chiama Vioguarda, è stata prodotta da due ex dipendenti Microsoft, funziona tramite una lampada ultravioletta da 25 watt e costa al pubblico, guarda un po', ben 900 dollari. «Consumismo parasanitario, falsa tecnologia»: taglia corto l'igienista pisano, che guarda scettico a tutti gli studi stranieri usciti fuori negli anni sull'uso di alcuni oggetti: come quello inglese che vedeva la cravatta dei medici come possibile aggeggio di trasmissione di malattie (e allora perché non il camice o i capelli) o quella dell'American journal of microbiology research che ha puntato il dito su mouse, pulsanti degli ascensori e carrelli elevatori.  «Ma tutti gli oggetti - sottolinea Privitera - possono essere veicolo di infezioni, e non certo in casa, dove si suppone che gente civile segua le normali norme igieniche, ma in particolare in ospedale. È ovvio. Dunque non resta che il rimedio classico e meno costoso: lavarsi le mani, usare maggiore attenzione all'igiene. A me hanno proposto, una volta, ad esempio, uno sterilizzatore delle mani a raggi ultravioletti. A parte che un oggetto del genere finirebbe per non pulire nulla, perché le mani resterebbero sporche, se un medico o un infermiere dovessero usarlo per anni alla fine si ammalerebbero seriamente. Un falso problema, mentre il vero problema attuale casomai è quello, già sottolineato dagli infettivologi, della resistenza di certi batteri e della carenza di farmaci e antibiotici capaci di affrontarli.  È vero - prosgue lo specialista - che la digitalizzazione e l'informatizzazione della sanità, come la previsione di cartelle mediche e documenti in pc, comporteranno l'uso di strumenti che non è facile pulire o bonificare: l'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, per questo, ha già preso in considerazione nel suo piano aziendale di acquistare strumenti, questi sì utili ed esistenti, trattabili con i normali disinfettanti. La morale è sempre quella: sapone e olio di gomito». C.V.

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