Il Tirreno

Pisa

Due feste in carcere organizzate dai volontari

Antonella De Vito
Si sono aperte le porte del carcere Don Bosco
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Si sono aperte le porte del carcere Don Bosco

Hanno partecipato anche gli studenti che seguono le lezioni della scuola superiore

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 PISA. Il periodo natalizio è uno dei più "difficili" da trascorrere in carcere, quando la privazione degli affetti si fa sentire in modo ancora più pesante. I volontari che durante tutto l'anno frequentano, con varie attività, il carcere Don Bosco sanno che organizzare una festa per gli auguri con la condivisione di un rinfresco, serve ad alleviare quell'atmosfera di tristezza che le festività portano dentro la Casa Circondariale. Momenti di festa che è stato possibile realizzare grazie anche alla disponibilità delle educatrici e della Polizia penitenziaria.  Non è bastata una sola festa perché ogni gruppo ha voluto organizzare un proprio momento per lo scambio di auguri. Ha così cominciato la scuola del Don Bosco con i volontari di Controluce che ha contato circa 100 partecipanti, riunendo gli studenti delle scuola dell'obbligo e delle superiori, che hanno preparato un rinfresco ricco confermando di essere bravi cuochi, ma soprattutto bravi studenti. «Da quando abbiamo dato vita alla scuola superiore, circa 11 anni fa - spiega Giuliana Occhipinti, infaticabile anima della scuola- le richieste dei detenuti sono aumentate, ed oggi abbiamo 16 docenti volontari che seguono gli alunni per il conseguimento del diploma di Tecnico della Gestione Aziendale». Molti sono i detenuti che si rimettono sui banchi di scuola dopo molti anni di assenza, alcuni per completare studi che non hanno potuto terminare, altri per adeguare il loro titolo preso in altri paesi, ma non valido in Italia. Studenti che ottengono sempre ottimi risultati al termine dell'anno scolastico. «Avremmo voluto offrire ai nostri studenti - spiega Luisa Prodi, una delle fondatrici di Controluce - un tipo di scuola professionalizzante, ma in carcere manca la possibilità di utilizzare cucine ed officine, così ci siamo orientati su un diploma aziendale. Non è un titolo che i detenuti possono spendere a livello lavorativo nell'immediato, ma comunque è un titolo di scuola superiore. In ogni caso la forza della scuola in carcere non è solo ciò che può dare in termini di impiego successivo, ma è la possibilità di entrare in un mondo che per molti dei detenuti era stato in precedenza precluso: quello della cultura e del sapere. A scuola ti confronti con Dante, con l'algebra, con la storia e la costituzione, con il bilancio aziendale e il cervello si apre. Se poi riesci a ottenere un'idoneità alla classe successiva, un diploma di qualifica o addirittura di maturità capisci che ce la puoi ancora fare a realizzare qualcosa di buono. La scuola in carcere ha un altissimo valore terapeutico».  Un'altra festa che ha visto protagonisti i detenuti del Don Bosco è stata organizzata dalla redazione di Kasanzabbà, il giornale pubblicato all'interno del carcere, che aspira ad uscire oltre il muro della casa circondariale e diventare un mezzo di comunicazione fra chi vive dentro e chi sta fuori. Un incontro più piccolo, ma animato da uomini e donne che partecipano al progetto con entusiasmo.

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