La manifestazione
«Pisa è la realtà più viva della Toscana»
Cesare Bonifazi Martinozzi
Un esperto promuove l'attività artistica sotto la Torre
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PISA. Dal Museo Pecci Milano, Bruno Casini dichiarò che Pisa è la realtà più dinamica della scena underground toscana. Casini è un giornalista, scrittore, direttore artistico di importanti festival oltre ad essere stato il primo manager dei Litfiba. Vive a Firenze dove è stato tra i fondatori del Banana Moon, storico locale della vita notturna fiorentina. Da sempre si occupa di comunicazione e promozione culturale e il suo parere ha un peso quando si parla di fermenti artistici e musicali.
Lei considera Pisa la città più vitale della Toscana?
«E' proprio vero. Arrivò questa domanda dal pubblico e ho risposto senza indugi. Pisa è la città toscana dove c'è più fermento. Ci sono un sacco di cose che si stanno muovendo nella scena pisana nell'ambito del clubbing, della musica, del cinema e del teatro».
Alcuni nomi?
«Per quanto riguarda i locali sono stato all'ExWide dove stanno facendo un ottimo lavoro. Sono stato a presentare un mio libro al Keith Café che è un bell'ambiente oltre ad essere davanti al famoso murales che è un'opera unica in Italia e un segno del passaggio di un artista culto della nostra epoca. Il cinema pisano è esploso ora con Gipi e ha avuto un buonissimo riscontro di pubblico. I "Sacchi di Sabbia" sono una compagnia teatrale molto interessante. Nell'organizzazione di eventi c'è anche Locusta che ha portato molti artisti stranieri».
Come mai c'è questa vivacità?
«Sicuramente c'è stato un incontro di energie. Forse ora si stanno raccogliendo i frutti degli investimenti passati: l'impegno di personaggi come Luca Doni che ha fatto tanto nel mondo della musica e della cultura. Se pensiamo alla musica, il primo punk italiano anni 80 l'hanno fatto i Modern Fuckers, pisani. C'era la Wide records che è stata un'etichetta fondamentale per il panorama italiano della musica indipendente. Ora il terreno è fertile perché nascano tutti questi nuovi progetti».
Si sente spesso parlare di decadenza dell'arte. Lei è d'accordo?
«No, l'arte non è in decadenza. I tempi sono cambiati culturalmente, economicamente. Sotto l'aspetto economico, gli investimenti sono più che dimezzati rispetto agli anni 80. Resiste quell'underground giovanile che riesce a emergere malgrado non ci siano soldi. L'esempio di Gipi: lui è un fumettista, un artista insomma, e non è un caso che la Fandango e Procacci abbiano voluto produrlo».
Da scopritore di talenti musicali, quali nomi indicherebbe della scena pisana di oggi?
«A me piacciono i Gatti Mezzi, è un gruppo meraviglioso che riesce a coniugare sapientemente jazz, cabaret e melodie intelligenti. Stanno avendo un successo non solo locale ma anche nazionale. Dome La Muerte è un rock'n' roller credibile nel panorama musicale italiano. Se usciamo da Pisa a me piacciono tantissimo i Baustelle».
Cos'è cambiato dagli anni '80?
«Le nuove generazioni hanno meno passione e vogliono tutto e subito. I Litfiba, che io ho seguito di persona, c'hanno messo 10 anni prima di arrivare al successo. La gavetta è importante. Oggi forse ci sono modelli sbagliati, come i talent show, che offrono un successo istantaneo ma, a mio parere, meno duraturo: Giusy Ferreri o Noemi tra 10 anni saranno dimenticate».
Lei considera Pisa la città più vitale della Toscana?
«E' proprio vero. Arrivò questa domanda dal pubblico e ho risposto senza indugi. Pisa è la città toscana dove c'è più fermento. Ci sono un sacco di cose che si stanno muovendo nella scena pisana nell'ambito del clubbing, della musica, del cinema e del teatro».
Alcuni nomi?
«Per quanto riguarda i locali sono stato all'ExWide dove stanno facendo un ottimo lavoro. Sono stato a presentare un mio libro al Keith Café che è un bell'ambiente oltre ad essere davanti al famoso murales che è un'opera unica in Italia e un segno del passaggio di un artista culto della nostra epoca. Il cinema pisano è esploso ora con Gipi e ha avuto un buonissimo riscontro di pubblico. I "Sacchi di Sabbia" sono una compagnia teatrale molto interessante. Nell'organizzazione di eventi c'è anche Locusta che ha portato molti artisti stranieri».
Come mai c'è questa vivacità?
«Sicuramente c'è stato un incontro di energie. Forse ora si stanno raccogliendo i frutti degli investimenti passati: l'impegno di personaggi come Luca Doni che ha fatto tanto nel mondo della musica e della cultura. Se pensiamo alla musica, il primo punk italiano anni 80 l'hanno fatto i Modern Fuckers, pisani. C'era la Wide records che è stata un'etichetta fondamentale per il panorama italiano della musica indipendente. Ora il terreno è fertile perché nascano tutti questi nuovi progetti».
Si sente spesso parlare di decadenza dell'arte. Lei è d'accordo?
«No, l'arte non è in decadenza. I tempi sono cambiati culturalmente, economicamente. Sotto l'aspetto economico, gli investimenti sono più che dimezzati rispetto agli anni 80. Resiste quell'underground giovanile che riesce a emergere malgrado non ci siano soldi. L'esempio di Gipi: lui è un fumettista, un artista insomma, e non è un caso che la Fandango e Procacci abbiano voluto produrlo».
Da scopritore di talenti musicali, quali nomi indicherebbe della scena pisana di oggi?
«A me piacciono i Gatti Mezzi, è un gruppo meraviglioso che riesce a coniugare sapientemente jazz, cabaret e melodie intelligenti. Stanno avendo un successo non solo locale ma anche nazionale. Dome La Muerte è un rock'n' roller credibile nel panorama musicale italiano. Se usciamo da Pisa a me piacciono tantissimo i Baustelle».
Cos'è cambiato dagli anni '80?
«Le nuove generazioni hanno meno passione e vogliono tutto e subito. I Litfiba, che io ho seguito di persona, c'hanno messo 10 anni prima di arrivare al successo. La gavetta è importante. Oggi forse ci sono modelli sbagliati, come i talent show, che offrono un successo istantaneo ma, a mio parere, meno duraturo: Giusy Ferreri o Noemi tra 10 anni saranno dimenticate».
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