Sicurezza
Regole confermate ma solo per tre mesi Commercianti delusi
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PISA. Da ieri c'è la possibilità per le attività commerciali di rimanere aperte 7 giorni su 7, 24 ore su 24, grazie alla norma sulle liberalizzazioni inserita nella manovra Monti. Serrande aperte a tutte le ore anche a Pisa quindi? No, almeno per ora. In Toscana (e nel nostro territorio) la situazione è ancora ingarbugliata, con la Regione che vuol far valere la sua prerogativa di decidere sugli orari del commercio, ribadita con una modifica alla legge (approvata il 27 dicembre scorso e confermata da una circolare ieri pomeriggio) in cui si dà la possibilità di apertura fino a un massimo di 13 ore giornaliere. In attesa che governo e enti locali risolvano le loro questioni legate alle competenze (la Regione Toscana ha annunciato un nuovo ricorso alla Corte costituzionale dopo quello presentato dopo la manovra estiva del governo Berlusconi sempre sulle liberalizzazioni), i Comuni stanno affrontando la questione. Palazzo Gambacorti, il 30 dicembre scorso, ha convocato il tavolo di concertazione istituzionale insieme agli altri Comuni dell'area pisana; in quella sede la proposta di mantenere per i prossimi tre mesi le attuali regole. «Una proposta che riteniamo ragionevole - spiega l'assessore al commercio Giuseppe Forte - in attesa che siano definiti i dettagli del decreto del governo evitando anche eventuali ricorsi. Ciò non toglie, comunque, che l'amministrazione comunale ritiene necessaria una regolamentazione, tenendo fermi alcuni punti come la chiusura in certe festività». Il prossimo 9 gennaio, nuovo tavolo di concertazione. Confesercenti e Confcommercio si presenteranno, però, dopo aver già risposto negativamente alla proposta dei tre mesi. Spiegano i vicedirettori Giulio Garzella e Elisabetta Ficeli: «La Regione ha già dato una risposta politica fornendo una interpretazione equilibrata sulle norme previste dal decreto Monti. Adesso il commerciante è libero di tenere aperta la propria attività nel modo che ritiene più consono, ma non oltre le 13 ore giornaliere. Di fronte a questa ferma volontà politica ci aspettavamo, da parte dei Comuni, una adesione convinta che invece non c'è stata». Poi i motivi della bocciatura della proposta. «Una proposta assurda - dicono ancora Garzella e Ficeli - di nessun senso e, di fatto, debole perchè cedevole nei confronti di chi vorrebbe prevalesse la strada delle liberalizzazioni. I poteri del sindaco a determinare gli orari delle attività commerciali non derivano nè dal decreto Monti nè dalla legge regionale, ma dal testo unico sull'ordinamento degli enti locali. La Regione si limita a indicare l'opportunità di mantenere alcuni obbiettivi: non superare le 13 ore giornaliere di apertura e chiudere in otto festività». La conclusione: «La liberalizzazione voluta da Monti riguarda anche i pubblici esercizi. Se il Comune sposerà questa linea, è chiaro che sarà il Comune stesso ad assumersi la responsabilità nei confronti dei residenti per l'inevitabile protrarsi della vita notturna con i lati positivi e negativi». Daniele Benvenuti ALTRI SERVIZI ALLE PAGG. 2-3
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