Il Tirreno

Pisa

Calciopoli, Pisa vuole giustizia

Antonio Scuglia
Silvano Raggio Garibaldi in lacrime dopo la fine della partita Pisa-Brescia
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Silvano Raggio Garibaldi in lacrime dopo la fine della partita Pisa-Brescia

Retrocesse dalla B per una combine, i tifosi pronti a chiedere i danni

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 PISA. L'ultimo Pisa militante in serie B, nel 2009, retrocesse e fallì. Con tanto di incidenti, feriti, arresti, un'estate d'inferno per la città che si ritrovò senza calcio. Succede, nel calcio si vince e si perde. Solo che il Pisa fu condannato da una combine, emersa ora nello scandalo del calcioscommesse. E i tifosi vogliono giustizia: «Stiamo esaminando - dice l'avvocato Andrea Bottone - l'ipotesi di costituirci parte civile nel processo penale a carico di chi taroccava le partite. E chiedere, con una class action, un ingente risarcimento anche per il danno esistenziale causato a migliaia di tifosi. Esamineremo anche le eventuali responsabilità di chi dirigeva il calcio, per una possibile culpa in vigilando: dov'erano? Cosa controllavano? Il ruolo delle istituzioni calcistiche è solo quello di emettere Tessere? Deve essere sempre la magistratura ordinaria a scoprire gli scandali?»  Anche il sindaco Marco Filippeschi ribadisce l'amarezza della città e la volontà di chiedere giustizia: «Lo scenario è sconcertante, amareggia tutti e richiede un'iniziativa affinché si riconosca il torto subìto. Valuteremo che ruolo può avere il Comune in rappresentanza della città, che è stata offesa e privata del suo spettacolo sportivo più importante». In termini pratici, Filippeschi studierà «se è possibile un'azione volta a far risarcire il danno ricevuto da Pisa e reinvestire adeguatamente ciò che si potrebbe ottenere».  Il 30 maggio del 2009, un sabato pomeriggio, il Pisa veniva sconfitto per 1-0 dal Brescia nei minuti di recupero dell'ultima giornata di serie B e, grazie ad una particolare concomitanza di risultati sugli altri campi, retrocedeva in serie C. Di lì a pochi giorni la società cadeva in rovina, e falliva, facendo cancellare Pisa dalla carta geografica del calcio professionistico. Per fortuna due mesi dopo una nuova società (quella attuale) faceva risorgere il football cittadino.  Ma torniamo a quel giorno. Una serie di coincidenze, sospetti, comportamenti curiosi portarono presto noi e gran parte della città ad annusare puzza di bruciato. Perché alcune partite non sembravano cristalline. Soprattutto un Albinoleffe-Ancona che da 3-1 diventò 3-4 al 91'. Un conto sono le sensazioni, un conto sono le prove. Ora però l'inchiesta della Procura di Cremona sta scoperchiando il tappo di un vasto scandalo. Carlo Gervasoni, il giocatore del Piacenza arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul Calcioscommesse, davanti al pm Roberto di Martino ha ripercorso tutte le partite nella cui manipolazione ha avuto un ruolo.  La prima, curiosamente, fu un Pisa-Albinoleffe del 7 marzo: «Non mi risulta che sia coninvolto il Pisa». Lui e alcuni compagni per favorire la banda degli scommettitori dovevano fare in modo che la propria squadra perdesse, e infatti perse. Poi ci sono altre partite taroccate, e infine ecco la bomba: «Altra partita combinata fu Albinoleffe-Ancona, l'ultima giornata del campionato 2009-2010, che perdemmo per 4-3». Gervasoni fa i nomi dei giocatori dell'Ancona: Colacone, Marco Turati e Mastronunzio. «Qualche giorno prima della partita mi rappresentarono che per loro vincere sarebbe stato di vitale importanza. Io manifestai la mia disponibilità e parlai con i miei compagni, ma non tutti erano d'accordo. Pertanto, quando si ripresentarono, io dissi loro che per me poteva stare anche bene ma, pur garantendo il mio apporto, non avrei certo potuto garantire il risultato». Che però arrivò: «Un paio di giorni dopo, quei giocatori mi portarono 15mila euro».  Ovviamente nulla dimostra che Gervasoni dica il vero riguardo ai tre giocatori dell'Ancona, che sono innocenti sino a prova contraria. Ma la combine evidentemente ci fu. E condannò il Pisa. ALTRI SERVIZI ALLE PAGINE 16-17

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