Sicurezza
Vendite in calo, l'allarme dei negozi
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Una signora davanti a una vetrina con gli sconti Crolla l'abbigliamento, giù l'alimentare, si salvano parrucchiere e estetiste
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PISA. «Quest'anno i saldi non riusciranno a compensare la flessione di vendite registrate nella seconda metà del 2011. Per il commercio pisano la situazione è davvero delicata». Il grido di allarme arriva dalla Confesercenti. L'occasione è lo studio dell'andamento delle vendite natalizie in provincia, realizzato su un campione di cento attività della piccola e media distribuzione. Vendite natalizie che hanno registrato a livello provinciale una flessione del 3,5% rispetto al dato già negativo del 2010; male Volterra e Valdicecina (-5,82%), male Pisa (-3,28), limita le perdite invece Pontedera (-1). «Si nota un andamento migliore da parte degli esercizi commerciali di Pontedera e Valdera - dice il direttore di Confesercenti Marco Sbrana - con un evidente spostamento dei consumatori verso il capoluogo Pontedera, che mostra una vivacità che neanche Pisa raggiunge». Notevoli, poi, le differenze tra i settori merceologici: l'abbigliamento cala a picco con una flessione generale del 6,25% (la peggiore), male anche gli alimentari che registrano un -3,63%. Questo settore ha registrato un picco di lavoro nel periodo immediatamente precedente il Natale ma non tale da compensare le perdite accumulate fino a quel momento; molti sono coloro che hanno detto di essere stati "presi d'assalto" il 24 dicembre, rispetto al vuoto dei giorni precedenti e seguenti. Tiene invece il settore elettronica e telefonia (-1,66%) pur con una certa differenza: la telefonia si comporta sicuramente meglio, mantenendo un segno di stabilità rispetto al giro di affari dell'anno precedente. Molti esercizi hanno riferito di essersi salvati soltanto con il passaggio al digitale e quindi con la necessità per molti di comprare un nuovo televisore. Parrucchiere ed estetiste mostrano un andamento meno negativo, con una flessione dell'1,05%, risultando il settore meno colpito dalla crisi. L'indagine Confesercenti ha anche voluto conoscere anche quali fasce di clienti si sono rivelate più attive negli acquisti. «Nel complesso si evidenza un migliore andamento per le famiglie - spiega Marco Ricci, direttore del Centro assistenza tecnica che ha realizzato lo studio - mentre i giovani e i pensionati hanno mostrato una minore propensione al consumo. Tuttavia questa differenza varia secondo le diverse categorie di beni. Tra chi ha indicato i giovani, prevalgono gli esercizi di abbigliamento con il 55,6%, mentre tra chi indica come maggiormente attive le famiglie, emergono gli esercizi alimentari al 42,3%, che arrivano al 62,5% tra chi ha indicato maggiormente attivi i pensionati. E ora arrivano i saldi. Ma con prospettive poco incoraggianti. «Da più parti - spiega il direttore Sbrana - si osserva che troppi esercizi hanno praticato sconti e offerte che hanno preceduto il vero periodo dei saldi. La data del 5 gennaio è poi troppo anticipata anche perché il freddo è arrivato in ritardo. Inoltre l'Iva di fatto al 23%, sta influendo in modo negativo sulla reazione dei clienti. Senza considerare che molti esercenti hanno abbassato il proprio margine di guadagno per mantenere competitiva la propria offerta: questo fatto si è inserito in un contesto in cui, soprattutto gli esercizi di abbigliamento, partivano da dati complessivi dell'autunno già pesanti e negativi. Una situazione - conclude Sbrana - che richiede politiche di sostegno al piccolo commercio sia a livello nazionale (non di certo la liberalizzazione di orari e aperture) che a livello locale».
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