La manifestazione
LA STORIA
«Quando piansi per Berlinguer»
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Luis De La Fuente 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. «Deciderò da che parte stare quando vedrò la partita Italia-Cile», scherza Luis De La Fuente parlando al microfono. Luis ha condiviso la sua storia di "nuovo italiano" con tutti gli intervenuti all'incontro alla stazione Leopolda. Oggi lavora in Comune e ha la doppia cittadinanza, italiana e cilena, ma dice di sentirsi "italiano, italianissimo". Il suo primo arrivo nel Belpaese è datato 1974: fuggiva dal golpe militare che portò al potere il generale Augusto Pinochet. «Dopo 15 anni trascorsi in Italia tornai nel mio paese, ma non era più la stessa cosa - racconta - Dopo aver cambiato vita e amici, uno si sente comunque un po' lontano. Piccole cose mostrano che non siamo più quelli che eravamo, ad esempio non cogliere più al volo le battute». Il 1989 è stato dunque l'anno della svolta, con la fine della dittatura di Pinochet e la decisione di prendere la cittadinanza italiana. «In realtà ricordo come un incubo gli aspetti burocratici, fatti di molti viaggi a Roma e documenti che scadevano sempre troppo presto», scherza Luis, che comunque è riuscito nel suo intento e nel 1990 ha giurato fedeltà alla Costituzione italiana. In questi anni non ha mai dimenticato la sua patria d'origine. «Il 1990 ha marcato un limite nella mia vita, adesso sono italiano ma ho mantenuto la doppia cittadinanza e seguo con molta attenzione le vicende cilene attraverso giornali e televisione». Ma il primo momento in cui si è sentito veramente italiano risale a molto prima dell'ottenimento formale della cittadinanza. «Nel 1984 ho partecipato al funerale di Berlinguer a Roma. C'era molta gente, e ascoltando l'Inno di Mameli mi è venuto un groppo alla gola. E' stato in quel momento che mi sono sentito più vicino al concetto di nazione italiana». L. M.
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