Sicurezza
Ikea, un fatturato da 50 milioni
Lo prevede uno studio sull'impatto economico dello store ai Navicelli
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PISA. Aprirà e assumerà, fatturerà (tanto), farà chiudere e farà licenziare. Non era difficile prevedere, riguardo allo sbarco di Ikea ai Navicelli, un impatto notevole. Ora si sa anche quanto sarà - o dovrebbe essere - notevole. Ci sono i numeri: quelli dello studio condotto dalla TradeLab per conto della multinazionale svedese. "Analisi dell'impatto socio-economico dell'apertura di un punto vendita Ikea", ecco lo strumento che racconta quello che succederà oltre le questioni dei terreni e delle strade. Chi ci guadagna, chi ci rimette, chi rischia. La ricerca, pubblicata sul sito del Comune, parte dalla definizione del bacino di attrazione del punto vendita. Che si snoderà, dati alla mano, in un triangolo con i vertici nelle province di La Spezia, Pistoia e Livorno, che si sommano a quelle di Pisa, Lucca e Massa Carrara. Un territorio composto da 68 comuni, per una popolazione di oltre 1,4 milioni di persone. La parte principale del bacino è fatta di pisani (27,1%), a seguire lucchesi (23,1%) e livornesi (16,8%), questi ultimi quasi pareggiati dai pistoiesi (16%). Lo store Ikea arriverà in un contesto economico in cui legno e mobile costituiscono un settore storico. Se si considera l'intero bacino di attrazione, i punti vendita specializzati nel comparto arredamento e articoli per la casa, appunto quello degli svedesi, sono più di 1.600 (1.608). In provincia di Pisa, in particolare, sono 520: 414 quelli tradizionali, 100 quelli di media entità, 6 quelli grandi. La rete di vendita al dettaglio del bacino veicola circa 643 milioni di euro, 74 dei quali provengono da consumatori residenti in comuni esterni all'area considerata. Il punto Ikea, si legge nello studio, «comporterà l'attivazione di 20mila mq di superficie di vendita non alimentare». E «si stima un giro d'affari complessivo di circa 50 milioni di euro annui». Una precisazione sul versante occupazionale: «Il committente - prosegue lo studio - prevede l'impiego di 300 unità nell'area commerciale, pari a 200 addetti "full time equivalent", e un indotto di 100 unità, pari a ulteriori 70 addetti full time equivalent». Quindi, come posti di lavoro veri e propri, stando alla ricerca e comprendendo sia commerciale che indotto, saranno 270 (da vedere poi la tipologia di contratto). L'impatto sulla rete al dettaglio del bacino è stato verificato stimando il fatturato sottratto dal nuovo insediamento alle attività esistenti. Il fenomeno dell'attrazione dei consumi porta ad ipotizzare che i 50 milioni vengano «interamente sottratti ai punti vendita della rete di vicinato e alle medie e grandi strutture operanti nel comparto», sottolinea la ricerca. Il 50% sarà sottratto alle medie strutture, con differenze che cambiano a seconda delle distanze dall'area dei Navicelli. Nella simulazione si tratta di consumi sottratti in realtà distanti tra i 30 ed i 50 minuti di auto (33,6% del totale). Dunque, non solo nelle immediate vicinanze. Tale ridistribuzione degli introiti, spiega lo studio, finirà per mettere in ginocchio 7 esercizi nei territori limitrofi. Ciò comporterà però una ridistribuzione del «giro d'affari tra gli altri esercizi riducendo le probabilità di altre fuoriuscite dal mercato». E la forza lavoro? Tra aziende che chiudono (quelle 7) e altre che vedono diminuire il fatturato, lo studio stima una perdita di 122,5 posti. Ma qui interverrà Ikea che, con le 270 assunzioni, porterà il saldo a più 147,5. «A ciò - conclude lo studio - si aggiunge un ulteriore elemento positivo, al momento non quantificabile, derivante dagli accordi di fornitura presi da Ikea con alcuni produttori locali che determineranno incrementi del loro giro d'affari, con evidenti benefici anche sui livelli occupazionali». Francesco Loi ALTRO SERVIZIO a pagina 3
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