Il dolore
Carcere, esposto in procura
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Il centro clinico del carcere Don Bosco La famiglia di un detenuto malato protesta per un trasferimento
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PISA. Un esposto è stato presentato in procura dai familiari di Federico Berlioz, detenuto molto malato che all'inizio del mese è stato trasferito dal carcere di Pisa a quello milanese di Opera. «Questo - sottolineano i firmatari dell'esposto - nonostante le sue gravissime condizioni. Federico è stato trasferito senza avvisare i suoi avvocati né noi familiari». «Senza preavviso - aggiungono - senza una visita medica preventiva e senza predisporre un trasporto in ambulanza. È stato prelevato dal Centro clinico da 15 agenti, neanche fosse un mafioso, ammanettato e trasportato per cinque ore su un blindato. Eppure secondo una perizia del professor Francesco Ceraudo, ex direttore del centro clinico del carcere, Federico, ormai 60 chili su 1.80 di altezza, è affetto da: ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale parossistica, esiti di resezione intestinale del tenue e del colon, insufficienza renale, paresi al braccio sinistro e celiachia. E ad Opera non ha preso i farmaci per tre giorni perché non si aspettavano un detenuto così grave». «Federico - continuano - sta scontando l'ergastolo da vent'anni, durante i quali è stato operato a Vienna per la ricostruzione del braccio sinistro. Nel 2007 il Tribunale di Firenze gli ha concesso il differimento pena per le sue condizioni: al rientro in Italia gli è stato permesso di fare all'Asl di Pisa la fisioterapia. Poi ha iniziato un percorso di reinserimento socio-lavorativo all'associazione "Uovo di Colombo", ottenendo ottimi risultati. Ma, nonostante abbia osservato tutti gli obblighi, alla scadenza dei termini il tribunale di sorveglianza di Firenze gli ha revocato tutti i benefici, rincarcerandolo al Don Bosco dal 19 febbraio e poi assegnandolo ad Opera. Questo trasferimento non è avvenuto subito perché stava malissimo. Il percorso dignitoso che aveva iniziato in questi anni è stato stroncato senza un motivo plausibile, senza giustizia, senza la riabilitazione che il carcere si propone. Là dentro si lascerà morire».
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