Vendite in calo del 4,1% Pisa all’ultimo posto tra le province toscane
Luca _Daddi
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PISA. Peggio di così non poteva andare. Nel terzo trimestre dell’anno la variazione tendenziale delle vendite al dettaglio è stata pari al -4,1%, un dato che colloca la provincia di Pisa all’ultimo posto tra le dieci della Toscana, oltre che al di sotto della media nazionale (-3,1%) e di quella regionale (-2,4%).
L’indagine dell’Ufficio studi e statistica della Camera di Commercio, condotta sulle aziende con dipendenti, sottolinea la forza con cui la perdita di fiducia dei consumatori e l’aggravarsi dei problemi sul versante occupazionale si ripercuotono sulle dinamiche del settore. Al poco invidiabile primato di Pisa contribuiscono non soltanto la piccola unità commerciale, che lascia sul terreno il 5,1% del giro d’affari, ma anche la media, le cui vendite sono risultate in flessione del 6,4%.
Complessa appare la situazione della grande distribuzione (unità con 20 addetti e oltre) che, bissando il risultato del secondo trimestre, mette a segno una contrazione pari all’1,2%. «Sebbene tutti i comparti merceologici facciano segnare un peggioramento rispetto al secondo trimestre - si legge nell’indagine della Camera di Commercio redatta da Albero Susini e diffusa ieri - è dal non-alimentare che proviene la contrazione più consistente (-5,4%).
Anche l’alimentare passa comunque dal -0,1% al -3,1%». Secondo l’analisi fatta dall’ente camerale, «in un momento di forte crisi, le famiglie continuano ad indirizzarsi sulle strutture despecializzate come ipermercati, supermercati e grandi magazzini (vendite invariate), penalizzando il commercio tradizionale e, all’interno di questo, i comparti non indispensabili come quelli non alimentari».
All’interno del non alimentare, si segnala in particolare la brusca caduta delle vendite di prodotti per la casa e di elettrodomestici (-8,6%). Se calano le vendite, i prezzi non si fermano: «L’aumento tendenziale del 3,1% registrato nel terzo trimestre dall’indice generale dei prezzi al consumo di beni e servizi in provincia di Pisa, se si eccettua la componente bevande alcoliche-tabacchi e dell’abbigliamento- calzature, è frutto dell’aumento di voci non collegabili ai settori analizzati dall’indagine congiunturale sul commercio al dettaglio come i trasporti, abitazione- acqua-energia e servizi ricettivi ».
Nonostante la crisi, aumentano ancora, a fine settembre 2011, le unità locali commerciali attive in provincia. Con un +4%, pari ad una crescita di 318 unità, il dato segna un’accelerazione rispetto al già consistente +2,6% messo a segno nel secondo trimestre dell’anno. Tra i diversi settori spicca, ancora una volta, il ruolo predominante del commercio al dettaglio di prodotti non alimentari: 303 unità in più. Decisamente più contenuta, invece, la crescita del commercio al dettaglio alimentare (+6 unità). Al contrario gli ipermercati, supermercati e grandi magazzini perdono 2 unità.
Tra gli alimentari, avanzano gli esercizi specializzati (+8 unità), mentre continua a ridursi il numero dei minimercati (-3). Se guardiamo il non alimentare, calano i negozi di abbigliamento e accessori (-7), ma le unità locali che vendono prodotti per la casa ed elettrodomestici avanzano di 4 unità. Tra gli altri prodotti non alimentari, a crescere sono soprattutto le unità locali del commercio al dettaglio ambulante (+229 unità) che - sottolinea l’indagine - sono «il vero motore della crescita delle aziende operanti nel commercio al dettaglio, rappresentando ormai oltre un quarto delle unità locali del settore». A RIPRODUZIONE RISERVATA
L’indagine dell’Ufficio studi e statistica della Camera di Commercio, condotta sulle aziende con dipendenti, sottolinea la forza con cui la perdita di fiducia dei consumatori e l’aggravarsi dei problemi sul versante occupazionale si ripercuotono sulle dinamiche del settore. Al poco invidiabile primato di Pisa contribuiscono non soltanto la piccola unità commerciale, che lascia sul terreno il 5,1% del giro d’affari, ma anche la media, le cui vendite sono risultate in flessione del 6,4%.
Complessa appare la situazione della grande distribuzione (unità con 20 addetti e oltre) che, bissando il risultato del secondo trimestre, mette a segno una contrazione pari all’1,2%. «Sebbene tutti i comparti merceologici facciano segnare un peggioramento rispetto al secondo trimestre - si legge nell’indagine della Camera di Commercio redatta da Albero Susini e diffusa ieri - è dal non-alimentare che proviene la contrazione più consistente (-5,4%).
Anche l’alimentare passa comunque dal -0,1% al -3,1%». Secondo l’analisi fatta dall’ente camerale, «in un momento di forte crisi, le famiglie continuano ad indirizzarsi sulle strutture despecializzate come ipermercati, supermercati e grandi magazzini (vendite invariate), penalizzando il commercio tradizionale e, all’interno di questo, i comparti non indispensabili come quelli non alimentari».
All’interno del non alimentare, si segnala in particolare la brusca caduta delle vendite di prodotti per la casa e di elettrodomestici (-8,6%). Se calano le vendite, i prezzi non si fermano: «L’aumento tendenziale del 3,1% registrato nel terzo trimestre dall’indice generale dei prezzi al consumo di beni e servizi in provincia di Pisa, se si eccettua la componente bevande alcoliche-tabacchi e dell’abbigliamento- calzature, è frutto dell’aumento di voci non collegabili ai settori analizzati dall’indagine congiunturale sul commercio al dettaglio come i trasporti, abitazione- acqua-energia e servizi ricettivi ».
Nonostante la crisi, aumentano ancora, a fine settembre 2011, le unità locali commerciali attive in provincia. Con un +4%, pari ad una crescita di 318 unità, il dato segna un’accelerazione rispetto al già consistente +2,6% messo a segno nel secondo trimestre dell’anno. Tra i diversi settori spicca, ancora una volta, il ruolo predominante del commercio al dettaglio di prodotti non alimentari: 303 unità in più. Decisamente più contenuta, invece, la crescita del commercio al dettaglio alimentare (+6 unità). Al contrario gli ipermercati, supermercati e grandi magazzini perdono 2 unità.
Tra gli alimentari, avanzano gli esercizi specializzati (+8 unità), mentre continua a ridursi il numero dei minimercati (-3). Se guardiamo il non alimentare, calano i negozi di abbigliamento e accessori (-7), ma le unità locali che vendono prodotti per la casa ed elettrodomestici avanzano di 4 unità. Tra gli altri prodotti non alimentari, a crescere sono soprattutto le unità locali del commercio al dettaglio ambulante (+229 unità) che - sottolinea l’indagine - sono «il vero motore della crescita delle aziende operanti nel commercio al dettaglio, rappresentando ormai oltre un quarto delle unità locali del settore». A RIPRODUZIONE RISERVATA
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